sabato 13 gennaio 2007

The Fly, il messaggero alato

 
 
Era quasi un anno fa
che raccontavo in questo stesso luogo
come la primavera era venuta a trovarmi
di come avevo sentito il suo messaggio e scorto i suoi messeggeri
e lo feci con dovizia di particolari e abbondanza di colori
perchè così mi pareva giusto
e come spesso succede fui quindi anche io messagero a mia volta
di quello stesso messagio
e condivisi il sentimento di cui era intriso.
 
Anche oggi un messagero
è volato a me
(è proprio il caso di dirlo)
ma il sentimento era profondamente diverso
e nonostante ciò l'ho condiviso comunque
e già lo condividevo prima ancora di scorgerlo
oggi come allora
e forse l'ho scorto proprio perchè lo condividevo.
 
I messaggi sono scritti nella lingua degli occhi che li scorgono
se capite ciò che intendo.
 
E' avvenuto che nella sera di ieri aprissi la finestra.
Una mosca da fuori è volata all'interno.
Una mosca viva, all'aperto, Gennaio.
 
Che la Natura stia impazzendo
è una fase talmente banale da non avere voglia di pronunciarla
e poi non è vera
la Natura non impazzisce
Soffre.
 
In quest'ultimo anno di lavoro
ho provato spesso la sensazione di stirare le giornate agli estremi
al punto da aver paura che la fibra della propria veglia si spezzasse
dormire pochissime ore
per lunghissime settimane consecutive
 
E' quello che respiri nell'aria
se in questi giorni cammini per il parco
e vedi gli alberi con le gemme già gonfie
ma non vì è lietezza
nel verde smorto
c'è invece
confusione
e stordimento
e fibre stirate troppo a lungo
 
Anche il messagero stesso
la mosca
non se la passa un granchè
lassù sulla tenda chissà cosa pensa
la fermo in un immagine
mentre si staglia sulla microfibra
del tessuto
e intanto mi addentro
nei pensieri minuscoli di quel minuscolo cranio
e scorgo un mondo deserto immenso ed errato
 
Come essere stati spediti a una destinazione sbagliata.
Un pacco senza nessuno ad accoglierlo
solo in un deserto deposito.
Come qualcuno venuto al mondo
prima del mondo stesso in cui vivere
Il cosmo deserto, buio infinito tra stelle lontane
o, tuttalpiù, un pianeta troppo giovane
come un bambino nato immaturo
che spurga dalla sua crosta frammentata
fiumi di lava
come per liberarsi in fretta del male che cova.
 
Tutto questo mi ha detto
una mosca nata in Gennaio
che adesso, confusa, attende qualcosa
che nemmeno conosce
appesa lassù
alla mia tenda.
 
 
 

mercoledì 15 marzo 2006

Lo Scrittore, la solitudine, Barbara e la purezza

 

"Lo scorso mese di ottobre, in occasione delle iniziative che celebrano il duecentesimo compleanno del Parco di Monza, la Rottapharm ha donato alla città brianzola la maxi installazione “Lo scrittore” di Giancarlo Neri. La gigantesca opera composta da una sedia alta 10 metri e da un tavolo alto 7,50 e largo 11 metri, in legno e acciaio per un peso totale di oltre 4 tonnellate, è stata posta permanentemente nel cuore del parco stesso."

"Un significato profondo lega Lo Scrittore alle ubicazioni scelte. L’opera, come spiega lo stesso Neri, “celebra la solitudine dello scrittore”, simboleggiando il processo creativo della scrittura, che “obbliga” ad un isolamento totale dal mondo esterno. Lo scrittore, estraniandosi dalla realtà che lo circonda, rimane solo, al tavolo su cui lavora. Collocando Lo Scrittore negli spazi aperti dei parchi cittadini, si superano i confini tra mondo esterno e interiore, tra luoghi aperti e chiusi. L’opera annulla i limiti imposti dagli spazi espositivi, e si inserisce armoniosamente in luoghi di frequentazione quotidiana, instaurando un legame profondo con la natura circostante."

"Chi scrive è sempre solo. Solo con la sua scrittura, i suoi pensieri, la sua esperienza, i suoi ricordi, le sue speranze. La speranza di essere letto, che qualcuno ti giudichi, ti comprenda, ti aiuti a capire cosa vuoi dire con la tua scrittura. Un circolo di volta in volta virtuoso, vizioso, perverso, entusiasmante, intrigante, misterioso, che ti prende alla gola, col foglio bianco sulla scrivania, davanti alla tastiera, senti le dita elettrizzate che vogliono comunicare quello che pensi, quello che vuoi dire, ma che forse nemmeno tu sai come, per pretendere poi di farlo capire a chi ti leggerà, se mai qualcuno scorrerà le tue parole. Eppure tu continui a scrivere. E sei solo, a quel tavolo. Ora lo puoi trovare là, nel parco, al sole o tra la nebbia, di notte o di giorno. E' lui: lo scrittore. La sedia di fronte al tavolo gigantesco. Non lo vedi, ma avverti la sua presenza. Forse sei proprio tu che siedi su quella sedia. Tu che scrivi. Tu che ti leggi. Nel parco, a Monza."

cito da un articolo di Galloway leggibile per intero qui: 

http://guide.supereva.com/bibliofilia/interventi/2005/11/232581.shtml

 

"Lo scrittore è una riflessione sulla natura silenziosa e solitaria del processo creativo dello scrivere, la celebrazione della vittoria dell’immaginazione sull’isolamento dal mondo esterno al quale gli scrittori devono sottoporsi per raccontarlo. Il tavolo e la sedia, con le loro dimensioni abnormi  e la loro collocazione in spazi aperti, diventano i simboli della condizione dello scrittore, gli strumenti della sua vittoria ma anche della sua condanna."

"Dopo due anni di permanenza a Villa Ada a Roma, l’opera è giunta nel luogo per il quale era stata inizialmente concepita, Hampstead Heath, il parco degli scrittori a Londra. Terminata la permanenza in Inghilterra, a Parliament Hill Fields, Lo Scrittore tornerà in Italia, per trovare definitiva collocazione nel Parco di Monza. In occasione del Bicentenario della nascita del Parco l’opera verrà infatti donata alla Città di Monza da Rottapharm, gruppo farmaceutico multinazionale, con sede proprio a Monza."

cito dal comunicato stampa ufficiale dal comune di Monza:

http://www.monzacity.it/eventi/dettaglio.php?id=536

 

 

Mi sono imbattuto nella gigantesca opera di Grancarlo Neri per caso. Con Barbara stavo camminando per i sentieri del Parco, come in questi giorni mi capita con frequenza più che quotidiana. Nel vedere dei segnali di vernice gialla sull'asfalto, che recavano un laconico "lo scrittore" e niente più, colti dalla curiosità, abbiamo cominciato a seguirli. Non aspettandoci nulla di simile, quando ci siamo trovati di fronte un tavolo e una sedia di dimensioni ciclopiche, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. L'effetto di quest'opera è davvero straordinario, e lo è stato ancora di più data la sorpresa di trovare un elemento nuovo in uno spazio da lungo tempo conosciuto e amato.

Come sempre mi accade la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di realizzare qualche fotografia. A disposizione un opera d'arte straordinaria, nel senso più letterale del termine, la macchina cattura-immagini sempre con me, e con me anche una straordinaria modella: Barbara. Il fotoritocco ha fatto il resto. Non è la prima volta che creo un immagine di questo genere con una stessa persona ripetuta più volte all'interno della stessa location. E' una cosa che trovo divertente e ha in se la possibilità di creare infinite verianti e di trasmettere differenti messaggi. In questo caso mi piace particolarmente perchè la foto ritrae un opera d'arte che già di per se ha molto da raccontare; nell'arte concettuale, è chiaro, ognuno ci legge quello che vuole, ma quello che ho letto io nel 'Lo scrittore' si sposa in maniera perfetta e sinergica con quello che volevo comunicare con la mia immagine, pur essendo in effetti gli argomenti differenti.

Barbara è una persona rara. Basterebbe solo questo a farmela amare. Ma uno dei suoi aspetti migliori è il fatto che ha conservato dentro di se la bambina che è stata e che dunque, molto spesso, ancora è. Non sto parlando di semplici atteggiamenti infantili, sto dicendo che lei riesce a essere a 28 anni suonati la stessa identica bambina che era venti anni prima. Non una donna che si comporta da bambina ma una bambina punto e basta. Questa è una dote meravigliosa. Solo le persone più pure ce l'hanno perchè bisogna avere l'ingenuità del bene totale, quella di Samwise Gamgee del Signore degli Anelli per intenderci (che non a caso è l'unico portatore dell'Anello che non ne venga soggiogato ed il vero salvatore della Terra di Mezzo), per riuscire a conservare in se, intatto, il proprio io bambino nonostante tutti i colpi che deve subire nel mentre del crescere e dell'aprire occhi adulti sul mondo. Bisogna essere in grado di abiurare il male, non semplicemente l'ignorarlo di chi non lo ha incontrato, ma il ripudiarlo di chi ci ha già sbattuto la faccia. Questa è Barbara.

Una persona che è in grado di giocare alla pari con una bambina di otto anni al punto che sarà proprio questa bambina a considerarla una compagna di giochi sua pari e non un'adulta che si presta a farla giocare. Due occhioni che guardano ingenui e curiosissimi il mondo e la natura che per lei sono un infinita cornucopia di meraviglie. Capace di slanci entusiastici a dir poco contagiosi e di una voglia di giocare insopprimibile.

Quello che avrebbe fatto Barbara, e che in parte per quanto possibile ha fatto, di fronte a un opera d'arte costituita da una sedia e un tavolo gargantueschi sarebbe stato arrampicarsi, fare capriole, sdraiarsi e guardarsi in giro sorridente, saltellare di qua e di la, fare capolino tra le gambe del tavolo, giocare a nascondino, sdraiarsi per guardare il sole e il cielo, fare nuovamente capriole e di nuovo saltellare in ogni dove.

Questa immagine dunque racconta molto di quello che è Babi o per lo meno uno dei lati della sua personalità.

 

 

Per vedere meglio la foto "Lo scrittore e 13 Babi" cliccate il link qui sotto:

http://www.webalice.it/edmtromb/immagini/Lo%20Scrittore%20e%2013%20Babiweb.jpg

 

mercoledì 8 marzo 2006

Piccoli fuochi

Un'altra passeggiata nel parco,

un altro incontro inaspettato,

un altro segno della primavera che avanza:

Una distesa di crochi selvatici

come piccoli fuochi artificiali esplodano dalla terra

regalando colore a chi, come me, li osserva

e il primo nettare agli insetti ronzanti.

clicca le thumbnail!:

lunedì 6 marzo 2006

Qualcosa nell'aria

 
"Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua, lo sento nella terra, lo avverto nell'aria. Molto di ciò che era si è perduto, perchè ora non vive nessuno che lo ricorda"
 
Con queste parole pronunciate dalla Regina degli Elfi Galadriel si apre il prologo al primo film della trilogia de Il Signore degli Anelli. Sebbene Galadriel facesse riferimento a cambiamenti ben più radicali e significativi, queste parole mi sono venute in mente spesso, mentre osservavo la natura che cambia e mi illanguidivo in lunghe riflessioni su come lei, la natura, sembra non avere memoria delle stagioni che passano (tranne gli alberi che tutto annotano nei loro libri di legno) ma semplicemente muta, in un ciclo infinito ed immemore.
La primavera tradizionale comincia il 21 di Marzo giorno dell' Equinozio ma quella metereologica comincia il primo dello stesso mese. E quindi ci siamo. Ma per chi ha i sensi allenati a coglierlo, il cambiamento è percepibile già da molto tempo. Le gemme si gonfiano, in qualche caso precoce già si aprono, i primi insetti volteggiano di qua e di la con andatura, a dire il vero, piuttosto ubriaca. Ma soprattutto è qualcosa nell'aria che è cambiato e dall'aria lo si può percepire. Ha ragione Galadriel. In fondo gli elfi la sanno davvero lunga.
Mi ricordo che i primi sentori che qualcosa di nuovo, una musica, un calore,una gioia viaggiava nell'aria, li ebbi già l'undici di Gennaio e fui felice della coincidenza che mi portava queste impalpabili ma allegre novità il giorno del mio compleanno.
Può sembrarvi ridicolo lo so, ma vi giuro le piante si stiracchiano e ridono di gioia in questi giorni. Se non le sentite è perchè non sapete ascoltarle. Ma c'è qualcuno che come me ha udito il richiamo.
Ieri sono andato a fare una lunga passeggiata al parco, con l'intenzione di incontrare i grandi alberi secolari che vi vivono. Ma la vera sorpresa è stato trovare tantissimi scoiattoli che saltellavano tra gli alberi. Sulle orecchie avevano ancora i lunghi pennacchi che contraddistinguono il loro manto invernale. Ma la fame era quella che dopo il lungo riposo li spinge a essere così coraggiosi e a correre attivissimi alla ricerca di nutrimento.
Mi hanno permesso di fotografarli, qualcuno curioso quanto me dell'incontro, qualcuno un po stizzito perchè non voleva essere distratto dal suo laborioso viavai. Eccoli qui:
 
 

venerdì 3 marzo 2006

180° sotto zero

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che sono venuti all'inaugurazione della mostra. Questa resterà aperta al pubblico fino al giorno 25 marzo. Per chi proprio non potesse venire qui sotto potete, cliccando sulle thumbnail, vedere le didascalie che sono state appese sotto ai panorami e che contengono esse stesse una riproduzione in piccolo del panorama. Nell'album fotografico ho aggiunto una galleria dove si possono vedere i 14 panorami. Il consiglio è, piuttosto che vederli nel visualizzatore qui accanto andate sulla pagina 'FOTO' dove si possono vedere un po' più grandi (sempre troppo poco ahimè per un panorama).

giovedì 2 marzo 2006

Considerazioni attorno alla fotografia panoramica (piccola guida introduttiva alla mostra)

 

La fotografia naturalistica e in particolare quella di montagna è stata, nell'ampio mondo dell'immagine, il mio primo amore. Portare con me la macchina fotografica durante le escursioni tra cime, valli e boschi è come unire il dilettevole al dilettevole. Da sempre niente mi gratifica e mi regala sensazioni catartiche come l'andar per monti; Fotografare mi permette di portare a casa un pezzo di quei momenti, un frammento di quelle sensazioni senza in effetti depredare la natura delle sue ricchezze. E' come andare a caccia ma senza fare male nessuno o andare per funghi lasciando tutto al proprio posto. Il fotografo naturalista ha il singolare privilegio di passare in un luogo, arrichirsene e lasciare il luogo come l'ha trovato, in alcun modo depauperato.
 
La fotografia in montagna racchiude in se tantissimi aspetti; dalla macrofotografia di un fiore o di un insetto alla fotografia di appostamento agli animali. Naturalmente, tuttavia, la prima necessità che sente il fotografo in montagna è quella di catturare i grandiosi paesaggi che si possono scorgere solo in questi luoghi; Il susseguirsi incessante di vette e creste, pinnacoli di roccia e piramidi innevate che si può scorgere dalla cima di una montagna elevata; Lo snodarsi di un sentiero per una verde valle punteggiata di alberi e di baite. Queste e migliaia di altre situazioni.
 
Il problema qual'è? Il problema è che in quasi nessun caso si riesce a trasportare l'ampio respiro di un paesaggio dentro gli angusti confini di una fotografia senza bloccarne appunto il "respiro". Un fotogramma taglia senza appello il mondo che va al di la dei suoi confini. Lo cancella dalla realtà che si crea nella mente di chi lo guarda. Ovviamente ci sono fotogrammi e fotogrammi, il 3:2 è migliore del 4:3 e ancora meglio è il 16:9. Ma anche il più rettangolare dei formati, come l'antico, appunto, "panoramico" di alcune macchine a pellicola, risulta comunque troppo angusto, a mio modo di vedere per molti paesaggi. Perchè il bello di un paesaggio in montagna è proprio che i confini sono sfuggenti e la vista spazia in ogni dove giovandosi proprio di questa mancanza di limiti, abituati come siamo, noi creature cittadine, a non conoscere più cosa sia l'orizzonte. Il nostro sguardo incastrato tra palazzi e cemento, l'immensità del cielo relegata a poche feritoie lasciate libere dalla crescita verticale della nostra giungla urbana.
 
Non basta avere quindi un grandangolo spintissimo ai limiti del Fish-Eye e nemmeno il più allungato dei formati fotografici, ci vuole un altra soluzione. Ai tempi della pellicola sono state inventate delle macchine fotografiche apposite che giravano in automatico su un cavaletto mentra in sincro la pellicola girava all'interno del suo alloggiamento. Il risultato era perfetto ma il metodo era scomodo e costoso. Anche in questo campo però l'avvento del digitale ha causato una rivoluzione. Adesso tramite l'utilizzo di numerosi software (io ne uso una decina) si possono unire singole fotografie digitali in un unico panorama esattamente delle dimensioni che più ci aggradano. Ottenere un risultato perfetto non è sempre facile perchè esistono problemi di parallasse, di esposizione e via dicendo, ma, finalmente, i paesaggi riacquistano il loro "Ampio respiro" e guardare la realtà che ti si "srotola" di fronte per quanto bidimensionale sia, regala all'osservatore la stessa visione che aveva il fotografo (o per lo meno ci si avvicina come non mai).
 
Le fasi da affrontare una volta che tornati a casa dall'escursione ci si appresta a cominciare la postproduzione si definiscono: Aligning, Equalizing, Overlapping, Warping,  Blending, Stitching e infine Rendering. Un processo che a seconda del software può essere più o meno automatizzato. Alcuni programmi sono veloci anltri lenti, qualcuno estremamente facile, qualcunaltro oltremodo complesso. Nessuno però è perfetto e la soluzione migliore rimane quella di integrarne più di uno, a seconda del panorama che si vuole ottenere, sfruttando i lati positivi di ogniuno di essi. La sostanza è quindi che "panoramizzare" in maniera professionale resta un processo in qualche modo manuale (e ne regala la soddisfazione) e il computer per quanto sia indispensabile è solo un utile strumento nelle mani della creatività del fotografo.
 
In certi casi, per esempio quando mi trovo in vetta a una montagna e magari non ho molto tempo per restarvi non faccio altrò che scattare fotografie in ogni direzione, solo in un secondo tempo quando sarò a casa, unendole, sceglierò le inquadrature, l'angolo di visuale, il soggetto del panorama. Il fotografo di panorami ha quindi, in qualche modo, l'unica esigenza, una volta che si trova in un luogo meritevole, di "mappare" fotograficamente la zona. L'aspetto creativo verrà in un secondo momento, quando comodamente davanti al computer sceglierà che cosa della zona fotografata entrerà nei famosi "confini del fotogramma" e cosa no.
 
La libertà d'azione è massima. Nulla vieta per esempio di comporre un 360° completo. In genere lo faccio sempre dalla vetta delle montagne, il luogo che più di ogni altro permette allo sguardo di spaziare appunto per tutti i trecentosessanta gradi. Non sono però un amante dei panorami troppo lunghi. Certo hanno un valore descrittivo, "didascalico" potremmo dire, nel senso che ti permettono di vedere tutto ciò che potreste vedere se realmente foste li; si tratta veramente di trasferire l'intera visuale di un luogo in un unica immagine. Dal punto di vista artistico però in un panorama così lungo viene a mancare un aspetto fondamentale della creatività del fotografo e dell' "appeal" di una immagine fotografica, ovverosia l'inquadratura. L'abilità di un fotografo sta in gran parte in quello; nel trovare l'inquadratura che rende il soggetto maggiormente interessante per l'osservatore, distribuendo i "pesi" all'interno dell'imagine in maniera corretta. In un 360 gradi l'abilita di distribuire in maniera piacevole i soggetti all'interno dell'inquadratura viene meno perchè nell'inquadratura è compreso 'tutto' e di conseguenza viene meno anche il piacere che si ha osservando un immagine con un equlibrio azzeccato e un taglio originale. Trovare la lunghezza giusta di un panorama è quindi una questione di equilibrio dell'inquadratura tra la necessità di abolire i confini troppo angusti del Frame per avere l'impressione grandiosa di un paesaggio e nel contempo la necessità opposta di conservare il più possibile l'esistenza di un "taglio" che giustifichi un approccio artistico all'immagine che vada quindi al di la della semplice raffigurazione di luoghi. I Panorami della mostra hanno angoli di visuale compresi tra i 72 e i 300 gradi.
 
Non bisogna poi dimenticare che la "Panoramizzazione" o più in generale la possibilità di unire via software una serie di scatti digitali è soltanto un mezzo a disposizone della creatività e il panorama orizzontale di un paesaggio è solo il più ovvio dei possibili utilizzi. Niente vieta per esempio di creare un panorama verticale, magari per fotografare un gigantesco albero troppo grande per stare in una foto o perchè no fare un "pano-macro" unendo una serie di fotografie ravvicinate che permettono, per esempio, di mappare in un unica lunghissima immagine la fila indiana di migliaia di piccole formiche che indaffarate percorrono la strada tra il formicaio e una fonte di cibo. Questi sono solo esempi, tra l'altro sempre all'interno della fotografia naturalistica, di utilizzare lo "Stitching", come gli inglesi chiamano questa tecnica, in una maniera un po diversa. Ma le applicazioni possibili sono infinite. Questa mostra vuole essere solo un approccio al mondo delle immagini panoramiche e quindi, a parte un paio di stitching verticali, presenta solo panorami paesaggistici "classici". Potrebbe essere divertente in un secondo momento realizzare una mostra che metta in luce approcci più originali ed artistici a questa tecnica.

Mettersi in Mostra

 
Dal 22 Febbraio al 25 Marzo, presso lo spazio mostre della libreria "Libri di vetta" in via Stradella 1 a Milano si terrà "180° Sotto Zero - Immagini Panoramiche In Alta Quota", una mostra di panorami frutto del girovagare trai monti, mio e dell'amico Stefano. Il titolo infatti non fa ovviamente riferimento a una temperatura reale ma 180 sono i gradi dell'angolo di visuale di un panorama "tipo", mentre 'Sotto Zero' fa riferimento al fatto che sono stati scattati in alta quota.
 
Siete tutti invitati ad andarla a visitare.
 
 

mercoledì 8 febbraio 2006

Il Tapis Roulant

Cosa c'è che non va?
Tutto scorre.
Si muove in avanti?
Si
Ti sei addormentato?
su un tapis roulant.
come all'aereoporto.
ma questo torna indietro.
mentre tutto scorre avanti.
In sostanza, sono immobile
mentre io torno indietro, il mondo su cui dormo torna avanti.
E' doloroso?
certo. il mio cuore è con il mondo.
qui c'è solo la mia testa.
Da piccolo sono rimasto incastrato in un cancello
mi stava portando via la gamba.
allo stesso modo
il tapis roulant
mi porta via i pensieri.
 
 
 

venerdì 3 febbraio 2006

Il Lupo, la Strega, Dante Alighieri e Sigmund Freud

 
Sento il bisogno di parlare ancora del racconto che ho pubblicato ieri.
Come un lupo da una strega.
E' un racconto che per me ha una grandissima importanza, legato com'è a un momento particolare e a una persona particolare. Contiene in se molto più di quello che si potrebbe desumere da una lettura veloce. Molto di ciò rimarra mio, forse altrettanto rimarrà di quella persona, qualcosa oggi vedrà la luce.
"I miei venticinque lettori" potrebbero forse pensare che bisogna avere un alto concetto di se per scrivere un racconto, pubblicarlo e infine farne da soli addirittura una guida alla lettura (guida ovviamente interamente in ottica positiva).
Beh, in effetti è senz'altro così.

L'ho scritto un paio di anni fa in uno stato quasi onirico e di getto come quasi mai mi è capitato. Il ritmo è veloce è convulso come la corsa di un lupo nel bosco, nel momento stesso in cui portavo le parole da dentro di me a fuori di me, io ero davvero quel lupo e spero di essere riuscito a dare la sensazione della sua corsa cieca e disperata. Il mio sistema abituale di pause e cesure, di 'a capo' e interpunzioni, figlio credo della mia abitudine alla contemplazione delle piante e del lento crescere degli alberi in questo caso non viene rispettato. Per quanto continui a considerare questa storia facente parte della mia "Trilogia degli Alberi" (rappresentando questo racconto il noce, insieme a 'Le Foglie', il faggio, e 'Un uomo di legno e pietra", il larice) forse potremmo dire che in questo caso per una volta ho scritto invece che un racconto "vegetale", un racconto "Animale". Sono una persona contemplativa ma ho anche un'anima passionale che, a quanto pare, ogni tanto deve sfogarsi. L'argomento è proprio la "Passione". O meglio "Eros e Thanatos". Amore e morte. 

La passione è forse quell’esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere l’ISTINTO DI VITA ( EROS) e l’ISTINTO DI MORTE (THANATOS ) in una possibile, anche se difficile convivenza.
Come testimoni di simile esperienza mi vengono in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come doveva essere quella di Dante. I due amanti, collocati nel cerchio dei lussuriosi, vagano per l’eternità tra la bufera infernale che li travolge e , per l’eternità, tra le parole più belle che mai siano state scritte sull’amore:

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona”

La passione è tutta in questa rara tolleranza di dolore e oceanica necessità. Nella impossibilità di rinunciare all'amore e a dare amore una volta amati. Nonostante il nefasto destino a cui ciò può prtare che viene chiarito nel verso successivo:

"Amor condusse noi ad una morte,"

 Ecco le nefaste conseguenze di cui sopra: il gemellaggio ante litteram di Eros e Thanatos. L'apertura verso il romanticismo e la psicanalisi.  Verso Sigmund Freud.

Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.

Tutto questo è Amore e Morte. Eros e Thanatos.

Due concetti che sembrano lontani e antitetici ma come si vede, in realtà indissolubilmente legati.

Quando scrissi il racconto, è ovvio, non avevo in mente ne Dante ne Freud, ne tantomeno un originale paragone tra il Dolce Stil Novo e la Psicanalisi. Niente di più lontano. Ero semplicemente spinto da una pulsione incontrollabile alla scrittura. Ma nell'inconscio di ogni uomo Eros e Thanatos sono in sempiterna lotta e forse "Come un lupo da una strega" ne è un frutto.

 Il fatto che sia un racconto senza finale è dovuto al fatto che questa lotta è, appunto, eterna. La passione vive proprio di, e in, questa lotta. Giungere a una risoluzione della lotta (sia a favore di Eros che di Thanatos) significa porre fine alla Passione. Meglio quindi cristallizare il tutto nel momento in cui raggiunge il climax.

Un finale in realtà lo scrissi, e lo vissi. ma resterà per me.

 

 

giovedì 2 febbraio 2006

Come un Lupo da una Strega

Cammino, cammino, ma di streghe neanche l'ombra (forse non hanno ombra?). Forse devo cercare un noce. Perchè so che le streghe sfuggivano al rogo trasformandosi in alberi di noce. e so anche che sotto le sue fronde si celebrava il rito pagano della pubertà e le streghe vi si radunavano per i loro Sabba. I Druidi facevano lo stesso con le vecchie e saggie querce ma le streghe no, loro preferivano i noci. E le betulle? si dice che non c'è niente che piaccia di più alle streghe che ballare nude, di notte, fra i tronchi, argentei alla luce della luna, di un bosco di betulle. Mentre i lupi guardandole ululano tutta la notte come in preda a qualche strana sciagura. Ma sono solo pazzi d'amore per quelle creature che ballano una musica che non si può sentire.

Come un lupo da una strega

Una storia di Eros e Thanatos

senza inizio e senza fine

...e a un tratto sono come loro, uno di loro, lupo tra i lupi, corro veloce saettando tra gli alberi, instancabile, irrefrenabile, corro, corro, corro, immagini frammentate dei miei compagni di branco che corrono attorno a me e nei polmoni arroventati dalla fatica il sapore metallico dell'aria gelida dell'inverno. Un richiamo sordo, violentemente e dolcemente insostenibile mi scoppia nel petto, mi divora il cuore e l'anima, e corro, corro più veloce degli altri, più veloce di tutti, più veloce di quanto potrei, attratto come una falena dalla fiamma di una candela, come un naufrago dai canti delle sirene, come un lupo da una strega.

Leghe e leghe scorrono infinite sotto le mie zampe, interi mondi fatti di boschi millenari e pianure sconfinate sfilano attorno a me senza che li degni di uno sguardo, perchè solo il richiamo ci importa e il tempo è breve. La notte sta scivolando via e con essa l'ora delle streghe e il tempo dei lupi. A un tratto mi accorgo di essere rimasto solo, gli ululati dei miei fratelli sono distanti, alle mie spalle. Forse sono il prescelto della strega? o forse sono io ad essermi ingannato e ad aver sbagliato direzione? La mente sembra scoppiarmi, il dubbio mi divora e la paura mi striscia gelida lungo la colonna vertebrale. Per un attimo due visioni mi attraversano simultanee la mente, nella prima una donna, vestita d'ampli veli mi carezza la pelliccia dietro le orecchie sussurandomi dolci parole, nell'altra la stessa donna, nuda tranne che per un orrenda maschera, mi strappa il cuore e lo divora. non ho il tempo di riflettere che girandomi la scorgo, non la donna della visione ma una strana collina: erta, avvolta da sottili frangie di nebbia, si eleva dal territorio circostante come il fecondo capezzolo della Grande Madre. I suoi pendii interamente ricoperti dalle betulle, tutte costituite da un numero dispari di tronchi distinti. Mi lancio verso la cima correndo pazzo e felice verso il mio destino qualunque esso sia. Salgo a grandi balzi fra i tronchi argentati verso una ampia radura che scorgo aprirsi sulla vetta. l'ho quasi raggiunta e mi accorgo che al centro di essa svetta l'impossibile mole di un noce millenario le cui fronde si allungano per decine e decine di metri in ogni direzione. Mi fermo all'inizio della radura. L'aria è gelida come la lama di un coltello e immota...eppure le foglie del noce si muovono all'unisono e sembrano sussurarmi parole che non comprendo....ho la vaga percezione di molte creature che hanno cominciato a ballare alle mie spalle. Ma il mio sguardo è calamitato da una volontà che non è la mia verso il tronco dell'albero e da li, su, verso la chioma, là nell'intrico di rami scorgo una luce ultraterrena che lentamente discende gettando sul prato le ombre degli enormi rami come colossali arabeschi . L'alba sta per arrivare, la luce del sole sta risalendo il versante opposto alla medesima velocità con cui poco prima ho risalito il pendio alle mie spalle. Non c'è più tempo devo decidermi. Mi lancio verso quella luce in un ultimo disperato, gigantesco balzo.... il tronco sembra aprirsi...i primi raggi di sole incendiano la chioma dell'albero.... i miei occhi cominciano a scorgere una forma nella luce.....e

mercoledì 1 febbraio 2006

INSONNIA (Il lampadario)

Stare di notte ad occhi sbarrati fissando il soffitto.

Su talmente tante cose può volare il pensiero nel corso di una notte

che ha bisogno di un trespolo dove fermarsi a riposare.

martedì 31 gennaio 2006

Fuga in scala di grigio

"Solo me ne sto alla finestra, oggi è un giorno in bianco e nero
Pioverà.
Cerco malinconico nel tempo qualche sogno che ho già fatto
Anni fà."
Quseste parole non sono mie. Le prendo in prestito da una canzone bellissima
Credo onestamente non si possa fare di meglio per descriverla.
Nostra Signora la Depressione. e una giornata in sua compagnia.
A volte vorrei fuggire, in maniera scomposta, come uno di questi piccioni.
Farmi piccolo piccolo; scomparire nel branco.
Un piccione qualsiasi in uno stormo di piccioni.
Sperare che sia un altro, qualcun'altro a venir preso.
Vigliacco bastardo.
Quant'è caldo il tuo posto sulla grata circondato da milioni di tuoi simili?
Eppure ce n'è sempre uno che deve stare nel centro esatto.
Ci deve essere per forza.
Vorrei soltanto trasformare la mia vita
in una bidimensionale distesa di nitrato d'argento.
una fotografia. un'istantanea.
non importa che sia bella. vanno bene dei piccioni in fuga.
il concetto è che è immobile.
Tanto basta.

giovedì 26 gennaio 2006

Fuori sta nevicando

Sta nevicando. Per ora sono solo pochi piccoli fiocchi temerari
sembrano quasi impauriti ad affrontare il viaggio verso terra
la mia fantasia ipertrofica me li fa immaginare come piccoli omini
che guidando aerei scassati piano piano si avvitano verso terra.
Non so se gridino "Tora! tora! tora!" mentre cadono
(magari con la voce della particella di sodio)
ma ai miei occhi sono tanti piccoli kamikaze gentili.
Per ora sono solo pochi piccoli fiocchi dicevo,
ma giù, al suolo, è già disteso un candido velo.
Come la cipria che ricopre sottile, il bel volto di una geisha.
Quest'anno ha nevicato tante volte,
come non nevicava da vent'anni.
Mi son tornati in mente i lontani inverni dell'85 e 86
quando, bimbo, la scuola chiudeva per troppa neve
e in giardino costruivamo un intero mondo di igloo e trincee
Per poi sfidarci nella guerra più innocente che esista
fatta di palle di neve e bambini che tornavano in casa fradici
e mezzi congelati, di mamme arrabbiate e di bambini felicissimi.
Caspita la scuola chiudeva!
Quest'anno non è così, a prescindere che l'infanzia se n'è andata.
Se fosse caduto un metro neve temo che avrei giocato come allora.
Mia mamma forse non si sarebbe arrabbiata questa volta,
in fondo ormai è abituata a un figlio che scala le montagne anche d'inverno.
Ma anche se non ha nevicato così tanto,
sono già molte le mattine che mi sono svegliato e fuori dalla mia finestra
mi attendeva un mondo tutto bianco, come se fosse tutto nuovo,
appena scartato dalla confezione regalo il giorno di Natale.
Io abito ai bordi del Parco recintato più grande d'Europa
e sono o provo ad essere uno di quei tizi che catturano immagini
capirete anche voi che per me si tratta di un regalo
a cui è impossibile resistere!
Come quel giorno poco prima di Capodanno che mi sono svegliato all'alba
per andare a fotografare il "mondo di Narnia"
materializzatosi tutt'intorno a casa mia
meraviglioso sortilegio, avvenuto, come si conviene nelle fiabe
mentre ignaro riposavo nel mio letto.
Faceva -14 gradi.
Ma è in questi casi che capisco che sono nato per questo mestiere.
Io il freddo non lo sentivo mentre saltellando inseguivo un pettirosso,
timida creatura! ti ho inseguita per ore...
Tale e tanta è la gioia di tenere in mano una macchina cattura-immagini
che non mi dolgo delle mani che congelano.
A volte resto per ore con la macchina in mano in camera mia
senza nessun soggetto apparente a giocare con tempi e diaframmi
a bilanciare il bianco o a testare la meraviglia di una lunga esposizione notturna.
Quel giorno, poi, dopo aver inseguito pettirossi e catturato il sogno
di un mondo cristallizato e purissimo
son tornato a casa felice come uno scolaretto cui han chiuso la scuola
Mezzo fradicio come allora.
Ma diversamente da allora non sono più indistruttibile
e ho beccato l'influenza.
Un bello scherzetto che mi ha tenuto a letto una settimana intera
capodanno compreso.
Ma ragazzi... se ne è valsa la pena...
Intanto fuori dalla mia finestra
i piccoli kamikaze gelati han ripreso coraggio
ne stanno precipitando a milioni e alcuni son belli grassottelli
Narnia pian piano si ricrea
Domani all'alba ho qualcosa da fare...

mercoledì 25 gennaio 2006

Le Foglie

LE FOGLIE

Piovve.
Diluviò per settimane intere.
L'acqua si scagliava violenta
su quel pendio della montagna
dove da millenni svettava incontrastata
la gigantesca mole di un faggio.
Giorni e giorni passarono
senza che mai il sole facesse capolino
da quella spessa coltre di nubi.
Il fragore dei tuoni rotolava giù per le vallate
e i ruscelli in piena scavavano profonde ferite
nei fianchi delle montagne.
Appesantito da troppa acqua
il terreno dove l'immenso albero
affondava le sue radici
cominciò lentamente a tremare.
In un attimo di tempo dilatato tra il rombo di due tuoni
un brontolio sordo
crebbe
mentre l'enorme tronco
del padre degli alberi
cominciava ad ondeggiare
e dopo alcuni istanti
si schiantava al suolo
come il martello di un giudice
dopo la lettura
di una sentenza di morte.
ma un' unica piccola radice
non si era spezzata
e quando finalmente
dopo molti altri giorni
il sole eruppe dalla sua prigione di nuvole
ad illuminare l'immenso gigante abbattuto
tra milioni di foglie
che ormai pendevano inerti
un' unica piccola gemma
si aprì
e nacque
un' unica piccola foglia.
Ma credetemi se vi dico
che il suo
era il verde più bello che si fosse mai visto in quel mondo.
E' il sole la prima cosa che vedono le foglie quando nascono.
E' per questo che lo amano più di ogni altra cosa
e per tutta la vita, disperatamente,
tendono a lui.

martedì 24 gennaio 2006

Turisti, Viandanti e il concetto della Reverse Cretivity

Con questo intervento ho intenzione di fare una cosa che qualsiasi artista non dovrebbe mai fare.
Svelare che cosa c'è dietro una sua opera, divulgarne apertamente il messaggio, denudarla insomma.
Un certo alone di mistero è importante per un opera d'arte. Il suo messaggio dovrebbe valere la pena di essere decriptato; spesso più è l'impegno richiesto, maggiore è la soddisfazione che se ne ricava. Un regista famoso a proposito di un suo film disse: "Se avessi voluto mandare semplicemente un messaggio, avrei spedito un telegramma". Voleva dire che in un film non è importante solo il messagio. Trama, sceneggiatura, scenografia, fotografia hanno il dovere di rendere il messaggio valevole di essere recepito, mai noioso. E' ovvio che non sempre è cosi e anzi in molti casi è proprio l'immediatezza la forza più efficace di un opera. Nella fotografia di reportage lo è quasi sempre. Mi vengono in mente alcune famose immagini scattate in zone di guerra. Il viso in lacrime di un bambino è un banale esempio di come un immagine possa colpirti con forza al primo sguardo, raccontandoti molto senza lo sforzo (o il piacere?) dell'elucubrazione.
Per quanto mi riguarda ogni volta che scrivo una poesia non penso mai alla necessità che essa sia immediatamente comprensibile a un lettore. Perchè non ho in mente alcun eventuale lettore quando la scrivo. La scrivo perchè vien fuori da se. E' un parto, un processo che si potrebbe definire "Auto-maieutico". Ma su questo aspetto tornerò più tardi.
L'immagine di cui volevo parlare è "Tourists and Wayfarer". Ovverosia "Turisti e Viandante".

L'ho scattata in una brutta giornata di Novembre al Parco. Ero alla ricerca di qualche bella immagine quando mi imbattei in una mostra di opere d'arte a cielo aperto. Onestamente, e per quanto valga la mia opinione, quella serie di sculture era di una bruttezza davvero eccezionale, tutte, nessuna esclusa. Allora mi sono messo in testa di provare attraverso la fotografia a catturare delle immagini che riuscissero nell'impresa di farle sembrare belle. Alcune di queste foto sono finite nel portfolio "Il parco e la neve" e forse qualcuno potrà dirmi se ci sono riuscito. La giornata era uggiosa, non potendo quindi contare su dei bei colori ho optato per il bianco e nero. Ho calcato molto sul clipping (in pratica l'eliminazione dei mezzi toni) perchè mi sembrava desse un effetto 'trascendente' all'immagine, un frammento cristallizzato di un altro tempo caduto in questo tempo e in questo luogo.

Come dicevo si intitola "Turisti e Viandante".

I turisti sono le statue. Il Viandante è il tizio in bici. Sia l'uno che gli altri hanno le ruote. Ma i turisti sono tutti uguali e guardano tutti nella stessa direzione. Davanti a se. Il Viandante è fuori dallo schema e guarda da un altra parte. Vede davvero il paesaggio. Ed è l'unico che in ultima analisi sembra avanzare per davvero, muoversi. C'è questo dietro. Questa piccola critica al modo di viaggiare imperante al giorno d'oggi. Dove tutti muovendosi in formazione guardano quello che gli vien detto di vedere. E' singolare come messaggio a ben pensarci, per una foto scattata al parco, d'inverno, con l'intento di far sembrare belle delle brutte sculture. Ma la cosa più singolare è che quando l'ho scattata non lo sapevo..non conoscevo il messaggio che c'era dietro. L'ho scoperto quando cercavo di dargli un titolo. Si insomma, anch'io che ne sono l'autore ho dovuto decriptare il messaggio come fossi uno spettatore. Con le poesie che scrivo, spesso, è la stessa cosa, prima le scrivo..in certi casi, come avrei detto in un tempo lontano, le vomito sul foglio. Dopo, solo dopo, mi accorgo di cosa volevo dire, cosa mi stavo dicendo. Ma se il messaggio viene dopo la stesura dell'opera allora l'artista non perde forse i diritti su quell'opera? Voglio dire, non viene meno la sua abilità nel costruire qualcosa?

Io penso di no. Non lo credo. Il discorso è complesso perchè si tratta di sondare l'inconscio. Io chiamo questo genere di cosa "Reverse Creativity" in omaggio al "Reverse Engineering" ovverosia il riuscire a manipolare e analizzare un software a partire dal codice macchina finale senza bisogno delle sorgenti. Creatività a inversione. Concetto affascinante a parer mio.

lunedì 23 gennaio 2006

Grasso da bruciare (sull'altare delle vanità)

Ho sfondato la soglia dei 70 chili.
Non mi era mai successo,
una volta l'avevo sfiorata, quando smisi di fumare
e per rimpiazzare Nicotina scaricavo i nervi col cibo.
E le papille togliendosi l'impermeabile di catrame che le avvolgeva riscoprirono le infinite gioie dei sapori.
Attualmente niente di tutto questo.
Le papille sono tutte belle avvolte da vestiti nero cupo, come le Iene o come Morpheus.
Eppure la bilancia l'altro giorno non mentiva quando
con un certo sottile piacere vendicativo, sono sicuro
(in fin dei conti le mettiamo sempre i piedi in testa),
gàrrula dichiarava: 72,9
Sarò sincero; quella parte di me che tende a immedesimarsi con un uomo fatto vede con favore i nuovi centimetri transaddominali, che rassicurante status symbol, pensa, mentre si accarezza il suo nuovo salvagente lipidico.
La parte vanesia di me daltronde guarda con orrore a tutto ciò e ricorda nostalgica
il fisico asciutto dell'anno scorso quando alpinismo e palestra avevano compiuto il miracolo,
là dove gli ormoni non avevano potuto
di trasformare il corpo di un adolescente sempiterno in quello di un uomo.
Che bello il corpo quando funziona a dovere.
E allora che fare?
Questo weekend è stato devotamente votato allo sport
che gli impegni e la pigrizia negli ultimi mesi avevano relegato in un cantuccio miserrimo.
Sabato sono andato con Miriam e Babi ad arrampicare al Monte Barro
e Domenica mi sono svegliato alle 2 e 55 di notte per andare con un sacco di amici a sciare all'Abetone
nel bel mezzo dell'Appenino Tosco-Emiliano.
La lotta al Ciambellone Lipidico è stata dunque avviata.
con buona pace di quella parte di me che lo considera con simpatia.

domenica 22 gennaio 2006

Good Morning Sunshine

Buon giorno a te mio misterioso visitatore..
date le limitate potenzialità di questo mezzo non saprò mai chi sei
almeno che tu non mi lasci un commento
a questo punto dovrebbe essere per te un obbligo morale.
Il fine ultimo di questo spazio è il tempo da perdere
e in seconda istanza la fotografia.
La fotografia, disegnare con la luce, è il mio lavoro, una passione e una bella porzione della mia vita.
Ho un alto concetto di essa. La fotografia.
Ma questo mezzo, limitato appunto, non ce l'ha.
Le foto che posso inserirvi hanno una risoluzione infima, perdono il contrasto e la nitidezza.
In effetti cessano di esistere.
Quindi se il fine ultimo era quello, e lo era, di condividere belle immagini
ahimè non vi è più un fine ultimo
e nemmeno un fine primo se per questo.
E' evidente che in questa fase di vita mi è stato regalato del tempo.
Una benedizione nelle mani di chi non sa usarla.
In effetti non sono un prete.
Anzi le benedizioni mi urticano la pelle.
Ma grazie lo stesso.
Tantomeno questo sarà un Blog
Odio i Blog.
Detesto quella enorme dose di autocompiacimento che ci vuole
per ritenere che sia doveroso per gli altri
interessarsi
alle cose che l'autoincensatore
ha voglia di comunicare.
Che frase complicata.
E poi io uso la C e non la K.
Bella lettera la Kappa ma non è italiana.
Ma allora se non è un Blog
perchè stai scrivendo?
e soprattutto per chi?
parli con me
parlo con me, si
Che bella cosa cambiare idea sulle cose
scrivere tutto questo mi è piaciuto
mi sento molto auto-incensato
si insomma self-compiaciuto.
E ho utilizzato un po' della mia benedizione.
Meditate gente.
se vi va è ovvio