sabato 13 gennaio 2007
The Fly, il messaggero alato
Pubblicato da
Guido
a
23:40
0
commenti
mercoledì 15 marzo 2006
Lo Scrittore, la solitudine, Barbara e la purezza
"Lo scorso mese di ottobre, in occasione delle iniziative che celebrano il duecentesimo compleanno del Parco di Monza, la Rottapharm ha donato alla città brianzola la maxi installazione “Lo scrittore” di Giancarlo Neri. La gigantesca opera composta da una sedia alta 10 metri e da un tavolo alto 7,50 e largo 11 metri, in legno e acciaio per un peso totale di oltre 4 tonnellate, è stata posta permanentemente nel cuore del parco stesso."
"Un significato profondo lega Lo Scrittore alle ubicazioni scelte. L’opera, come spiega lo stesso Neri, “celebra la solitudine dello scrittore”, simboleggiando il processo creativo della scrittura, che “obbliga” ad un isolamento totale dal mondo esterno. Lo scrittore, estraniandosi dalla realtà che lo circonda, rimane solo, al tavolo su cui lavora. Collocando Lo Scrittore negli spazi aperti dei parchi cittadini, si superano i confini tra mondo esterno e interiore, tra luoghi aperti e chiusi. L’opera annulla i limiti imposti dagli spazi espositivi, e si inserisce armoniosamente in luoghi di frequentazione quotidiana, instaurando un legame profondo con la natura circostante."
"Chi scrive è sempre solo. Solo con la sua scrittura, i suoi pensieri, la sua esperienza, i suoi ricordi, le sue speranze. La speranza di essere letto, che qualcuno ti giudichi, ti comprenda, ti aiuti a capire cosa vuoi dire con la tua scrittura. Un circolo di volta in volta virtuoso, vizioso, perverso, entusiasmante, intrigante, misterioso, che ti prende alla gola, col foglio bianco sulla scrivania, davanti alla tastiera, senti le dita elettrizzate che vogliono comunicare quello che pensi, quello che vuoi dire, ma che forse nemmeno tu sai come, per pretendere poi di farlo capire a chi ti leggerà, se mai qualcuno scorrerà le tue parole. Eppure tu continui a scrivere. E sei solo, a quel tavolo. Ora lo puoi trovare là, nel parco, al sole o tra la nebbia, di notte o di giorno. E' lui: lo scrittore. La sedia di fronte al tavolo gigantesco. Non lo vedi, ma avverti la sua presenza. Forse sei proprio tu che siedi su quella sedia. Tu che scrivi. Tu che ti leggi. Nel parco, a Monza."
cito da un articolo di Galloway leggibile per intero qui:
http://guide.supereva.com/bibliofilia/interventi/2005/11/232581.shtml
"Lo scrittore è una riflessione sulla natura silenziosa e solitaria del processo creativo dello scrivere, la celebrazione della vittoria dell’immaginazione sull’isolamento dal mondo esterno al quale gli scrittori devono sottoporsi per raccontarlo. Il tavolo e la sedia, con le loro dimensioni abnormi e la loro collocazione in spazi aperti, diventano i simboli della condizione dello scrittore, gli strumenti della sua vittoria ma anche della sua condanna."
"Dopo due anni di permanenza a Villa Ada a Roma, l’opera è giunta nel luogo per il quale era stata inizialmente concepita, Hampstead Heath, il parco degli scrittori a Londra. Terminata la permanenza in Inghilterra, a Parliament Hill Fields, Lo Scrittore tornerà in Italia, per trovare definitiva collocazione nel Parco di Monza. In occasione del Bicentenario della nascita del Parco l’opera verrà infatti donata alla Città di Monza da Rottapharm, gruppo farmaceutico multinazionale, con sede proprio a Monza."
cito dal comunicato stampa ufficiale dal comune di Monza:
http://www.monzacity.it/eventi/dettaglio.php?id=536
Mi sono imbattuto nella gigantesca opera di Grancarlo Neri per caso. Con Barbara stavo camminando per i sentieri del Parco, come in questi giorni mi capita con frequenza più che quotidiana. Nel vedere dei segnali di vernice gialla sull'asfalto, che recavano un laconico "lo scrittore" e niente più, colti dalla curiosità, abbiamo cominciato a seguirli. Non aspettandoci nulla di simile, quando ci siamo trovati di fronte un tavolo e una sedia di dimensioni ciclopiche, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. L'effetto di quest'opera è davvero straordinario, e lo è stato ancora di più data la sorpresa di trovare un elemento nuovo in uno spazio da lungo tempo conosciuto e amato.
Come sempre mi accade la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di realizzare qualche fotografia. A disposizione un opera d'arte straordinaria, nel senso più letterale del termine, la macchina cattura-immagini sempre con me, e con me anche una straordinaria modella: Barbara. Il fotoritocco ha fatto il resto. Non è la prima volta che creo un immagine di questo genere con una stessa persona ripetuta più volte all'interno della stessa location. E' una cosa che trovo divertente e ha in se la possibilità di creare infinite verianti e di trasmettere differenti messaggi. In questo caso mi piace particolarmente perchè la foto ritrae un opera d'arte che già di per se ha molto da raccontare; nell'arte concettuale, è chiaro, ognuno ci legge quello che vuole, ma quello che ho letto io nel 'Lo scrittore' si sposa in maniera perfetta e sinergica con quello che volevo comunicare con la mia immagine, pur essendo in effetti gli argomenti differenti.
Barbara è una persona rara. Basterebbe solo questo a farmela amare. Ma uno dei suoi aspetti migliori è il fatto che ha conservato dentro di se la bambina che è stata e che dunque, molto spesso, ancora è. Non sto parlando di semplici atteggiamenti infantili, sto dicendo che lei riesce a essere a 28 anni suonati la stessa identica bambina che era venti anni prima. Non una donna che si comporta da bambina ma una bambina punto e basta. Questa è una dote meravigliosa. Solo le persone più pure ce l'hanno perchè bisogna avere l'ingenuità del bene totale, quella di Samwise Gamgee del Signore degli Anelli per intenderci (che non a caso è l'unico portatore dell'Anello che non ne venga soggiogato ed il vero salvatore della Terra di Mezzo), per riuscire a conservare in se, intatto, il proprio io bambino nonostante tutti i colpi che deve subire nel mentre del crescere e dell'aprire occhi adulti sul mondo. Bisogna essere in grado di abiurare il male, non semplicemente l'ignorarlo di chi non lo ha incontrato, ma il ripudiarlo di chi ci ha già sbattuto la faccia. Questa è Barbara.
Una persona che è in grado di giocare alla pari con una bambina di otto anni al punto che sarà proprio questa bambina a considerarla una compagna di giochi sua pari e non un'adulta che si presta a farla giocare. Due occhioni che guardano ingenui e curiosissimi il mondo e la natura che per lei sono un infinita cornucopia di meraviglie. Capace di slanci entusiastici a dir poco contagiosi e di una voglia di giocare insopprimibile.
Quello che avrebbe fatto Barbara, e che in parte per quanto possibile ha fatto, di fronte a un opera d'arte costituita da una sedia e un tavolo gargantueschi sarebbe stato arrampicarsi, fare capriole, sdraiarsi e guardarsi in giro sorridente, saltellare di qua e di la, fare capolino tra le gambe del tavolo, giocare a nascondino, sdraiarsi per guardare il sole e il cielo, fare nuovamente capriole e di nuovo saltellare in ogni dove.
Questa immagine dunque racconta molto di quello che è Babi o per lo meno uno dei lati della sua personalità.
Per vedere meglio la foto "Lo scrittore e 13 Babi" cliccate il link qui sotto:
http://www.webalice.it/edmtromb/immagini/Lo%20Scrittore%20e%2013%20Babiweb.jpg
Pubblicato da
Guido
a
15:17
0
commenti
mercoledì 8 marzo 2006
Piccoli fuochi
Un'altra passeggiata nel parco,
un altro incontro inaspettato,
un altro segno della primavera che avanza:
Una distesa di crochi selvatici
come piccoli fuochi artificiali esplodano dalla terra
regalando colore a chi, come me, li osserva
e il primo nettare agli insetti ronzanti.
clicca le thumbnail!:
Pubblicato da
Guido
a
15:15
0
commenti
lunedì 6 marzo 2006
Qualcosa nell'aria

Pubblicato da
Guido
a
12:27
0
commenti
venerdì 3 marzo 2006
180° sotto zero
Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che sono venuti all'inaugurazione della mostra. Questa resterà aperta al pubblico fino al giorno 25 marzo. Per chi proprio non potesse venire qui sotto potete, cliccando sulle thumbnail, vedere le didascalie che sono state appese sotto ai panorami e che contengono esse stesse una riproduzione in piccolo del panorama. Nell'album fotografico ho aggiunto una galleria dove si possono vedere i 14 panorami. Il consiglio è, piuttosto che vederli nel visualizzatore qui accanto andate sulla pagina 'FOTO' dove si possono vedere un po' più grandi (sempre troppo poco ahimè per un panorama).
Pubblicato da
Guido
a
03:13
0
commenti
giovedì 2 marzo 2006
Considerazioni attorno alla fotografia panoramica (piccola guida introduttiva alla mostra)
Pubblicato da
Guido
a
20:17
0
commenti
Mettersi in Mostra
Pubblicato da
Guido
a
20:07
0
commenti
mercoledì 8 febbraio 2006
Il Tapis Roulant
Pubblicato da
Guido
a
00:47
0
commenti
venerdì 3 febbraio 2006
Il Lupo, la Strega, Dante Alighieri e Sigmund Freud
L'ho scritto un paio di anni fa in uno stato quasi onirico e di getto come quasi mai mi è capitato. Il ritmo è veloce è convulso come la corsa di un lupo nel bosco, nel momento stesso in cui portavo le parole da dentro di me a fuori di me, io ero davvero quel lupo e spero di essere riuscito a dare la sensazione della sua corsa cieca e disperata. Il mio sistema abituale di pause e cesure, di 'a capo' e interpunzioni, figlio credo della mia abitudine alla contemplazione delle piante e del lento crescere degli alberi in questo caso non viene rispettato. Per quanto continui a considerare questa storia facente parte della mia "Trilogia degli Alberi" (rappresentando questo racconto il noce, insieme a 'Le Foglie', il faggio, e 'Un uomo di legno e pietra", il larice) forse potremmo dire che in questo caso per una volta ho scritto invece che un racconto "vegetale", un racconto "Animale". Sono una persona contemplativa ma ho anche un'anima passionale che, a quanto pare, ogni tanto deve sfogarsi. L'argomento è proprio la "Passione". O meglio "Eros e Thanatos". Amore e morte.
La passione è forse quell’esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere l’ISTINTO DI VITA ( EROS) e l’ISTINTO DI MORTE (THANATOS ) in una possibile, anche se difficile convivenza.
Come testimoni di simile esperienza mi vengono in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come doveva essere quella di Dante. I due amanti, collocati nel cerchio dei lussuriosi, vagano per l’eternità tra la bufera infernale che li travolge e , per l’eternità, tra le parole più belle che mai siano state scritte sull’amore:
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona”
La passione è tutta in questa rara tolleranza di dolore e oceanica necessità. Nella impossibilità di rinunciare all'amore e a dare amore una volta amati. Nonostante il nefasto destino a cui ciò può prtare che viene chiarito nel verso successivo:
"Amor condusse noi ad una morte,"
Ecco le nefaste conseguenze di cui sopra: il gemellaggio ante litteram di Eros e Thanatos. L'apertura verso il romanticismo e la psicanalisi. Verso Sigmund Freud.
Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.
Tutto questo è Amore e Morte. Eros e Thanatos.
Due concetti che sembrano lontani e antitetici ma come si vede, in realtà indissolubilmente legati.
Quando scrissi il racconto, è ovvio, non avevo in mente ne Dante ne Freud, ne tantomeno un originale paragone tra il Dolce Stil Novo e la Psicanalisi. Niente di più lontano. Ero semplicemente spinto da una pulsione incontrollabile alla scrittura. Ma nell'inconscio di ogni uomo Eros e Thanatos sono in sempiterna lotta e forse "Come un lupo da una strega" ne è un frutto.
Il fatto che sia un racconto senza finale è dovuto al fatto che questa lotta è, appunto, eterna. La passione vive proprio di, e in, questa lotta. Giungere a una risoluzione della lotta (sia a favore di Eros che di Thanatos) significa porre fine alla Passione. Meglio quindi cristallizare il tutto nel momento in cui raggiunge il climax.
Un finale in realtà lo scrissi, e lo vissi. ma resterà per me.
Pubblicato da
Guido
a
15:01
0
commenti
giovedì 2 febbraio 2006
Come un Lupo da una Strega
Cammino, cammino, ma di streghe neanche l'ombra (forse non hanno ombra?). Forse devo cercare un noce. Perchè so che le streghe sfuggivano al rogo trasformandosi in alberi di noce. e so anche che sotto le sue fronde si celebrava il rito pagano della pubertà e le streghe vi si radunavano per i loro Sabba. I Druidi facevano lo stesso con le vecchie e saggie querce ma le streghe no, loro preferivano i noci. E le betulle? si dice che non c'è niente che piaccia di più alle streghe che ballare nude, di notte, fra i tronchi, argentei alla luce della luna, di un bosco di betulle. Mentre i lupi guardandole ululano tutta la notte come in preda a qualche strana sciagura. Ma sono solo pazzi d'amore per quelle creature che ballano una musica che non si può sentire.
Come un lupo da una strega
Una storia di Eros e Thanatos
senza inizio e senza fine
...e a un tratto sono come loro, uno di loro, lupo tra i lupi, corro veloce saettando tra gli alberi, instancabile, irrefrenabile, corro, corro, corro, immagini frammentate dei miei compagni di branco che corrono attorno a me e nei polmoni arroventati dalla fatica il sapore metallico dell'aria gelida dell'inverno. Un richiamo sordo, violentemente e dolcemente insostenibile mi scoppia nel petto, mi divora il cuore e l'anima, e corro, corro più veloce degli altri, più veloce di tutti, più veloce di quanto potrei, attratto come una falena dalla fiamma di una candela, come un naufrago dai canti delle sirene, come un lupo da una strega.
Leghe e leghe scorrono infinite sotto le mie zampe, interi mondi fatti di boschi millenari e pianure sconfinate sfilano attorno a me senza che li degni di uno sguardo, perchè solo il richiamo ci importa e il tempo è breve. La notte sta scivolando via e con essa l'ora delle streghe e il tempo dei lupi. A un tratto mi accorgo di essere rimasto solo, gli ululati dei miei fratelli sono distanti, alle mie spalle. Forse sono il prescelto della strega? o forse sono io ad essermi ingannato e ad aver sbagliato direzione? La mente sembra scoppiarmi, il dubbio mi divora e la paura mi striscia gelida lungo la colonna vertebrale. Per un attimo due visioni mi attraversano simultanee la mente, nella prima una donna, vestita d'ampli veli mi carezza la pelliccia dietro le orecchie sussurandomi dolci parole, nell'altra la stessa donna, nuda tranne che per un orrenda maschera, mi strappa il cuore e lo divora. non ho il tempo di riflettere che girandomi la scorgo, non la donna della visione ma una strana collina: erta, avvolta da sottili frangie di nebbia, si eleva dal territorio circostante come il fecondo capezzolo della Grande Madre. I suoi pendii interamente ricoperti dalle betulle, tutte costituite da un numero dispari di tronchi distinti. Mi lancio verso la cima correndo pazzo e felice verso il mio destino qualunque esso sia. Salgo a grandi balzi fra i tronchi argentati verso una ampia radura che scorgo aprirsi sulla vetta. l'ho quasi raggiunta e mi accorgo che al centro di essa svetta l'impossibile mole di un noce millenario le cui fronde si allungano per decine e decine di metri in ogni direzione. Mi fermo all'inizio della radura. L'aria è gelida come la lama di un coltello e immota...eppure le foglie del noce si muovono all'unisono e sembrano sussurarmi parole che non comprendo....ho la vaga percezione di molte creature che hanno cominciato a ballare alle mie spalle. Ma il mio sguardo è calamitato da una volontà che non è la mia verso il tronco dell'albero e da li, su, verso la chioma, là nell'intrico di rami scorgo una luce ultraterrena che lentamente discende gettando sul prato le ombre degli enormi rami come colossali arabeschi . L'alba sta per arrivare, la luce del sole sta risalendo il versante opposto alla medesima velocità con cui poco prima ho risalito il pendio alle mie spalle. Non c'è più tempo devo decidermi. Mi lancio verso quella luce in un ultimo disperato, gigantesco balzo.... il tronco sembra aprirsi...i primi raggi di sole incendiano la chioma dell'albero.... i miei occhi cominciano a scorgere una forma nella luce.....e
Pubblicato da
Guido
a
02:11
3
commenti
mercoledì 1 febbraio 2006
INSONNIA (Il lampadario)
Stare di notte ad occhi sbarrati fissando il soffitto.
Su talmente tante cose può volare il pensiero nel corso di una notte
che ha bisogno di un trespolo dove fermarsi a riposare.
Pubblicato da
Guido
a
03:07
0
commenti
martedì 31 gennaio 2006
Fuga in scala di grigio
Pubblicato da
Guido
a
18:19
0
commenti
giovedì 26 gennaio 2006
Fuori sta nevicando
Pubblicato da
Guido
a
12:18
0
commenti
mercoledì 25 gennaio 2006
Le Foglie
LE FOGLIE

Pubblicato da
Guido
a
02:54
0
commenti
martedì 24 gennaio 2006
Turisti, Viandanti e il concetto della Reverse Cretivity
L'ho scattata in una brutta giornata di Novembre al Parco. Ero alla ricerca di qualche bella immagine quando mi imbattei in una mostra di opere d'arte a cielo aperto. Onestamente, e per quanto valga la mia opinione, quella serie di sculture era di una bruttezza davvero eccezionale, tutte, nessuna esclusa. Allora mi sono messo in testa di provare attraverso la fotografia a catturare delle immagini che riuscissero nell'impresa di farle sembrare belle. Alcune di queste foto sono finite nel portfolio "Il parco e la neve" e forse qualcuno potrà dirmi se ci sono riuscito. La giornata era uggiosa, non potendo quindi contare su dei bei colori ho optato per il bianco e nero. Ho calcato molto sul clipping (in pratica l'eliminazione dei mezzi toni) perchè mi sembrava desse un effetto 'trascendente' all'immagine, un frammento cristallizzato di un altro tempo caduto in questo tempo e in questo luogo.
Come dicevo si intitola "Turisti e Viandante".
I turisti sono le statue. Il Viandante è il tizio in bici. Sia l'uno che gli altri hanno le ruote. Ma i turisti sono tutti uguali e guardano tutti nella stessa direzione. Davanti a se. Il Viandante è fuori dallo schema e guarda da un altra parte. Vede davvero il paesaggio. Ed è l'unico che in ultima analisi sembra avanzare per davvero, muoversi. C'è questo dietro. Questa piccola critica al modo di viaggiare imperante al giorno d'oggi. Dove tutti muovendosi in formazione guardano quello che gli vien detto di vedere. E' singolare come messaggio a ben pensarci, per una foto scattata al parco, d'inverno, con l'intento di far sembrare belle delle brutte sculture. Ma la cosa più singolare è che quando l'ho scattata non lo sapevo..non conoscevo il messaggio che c'era dietro. L'ho scoperto quando cercavo di dargli un titolo. Si insomma, anch'io che ne sono l'autore ho dovuto decriptare il messaggio come fossi uno spettatore. Con le poesie che scrivo, spesso, è la stessa cosa, prima le scrivo..in certi casi, come avrei detto in un tempo lontano, le vomito sul foglio. Dopo, solo dopo, mi accorgo di cosa volevo dire, cosa mi stavo dicendo. Ma se il messaggio viene dopo la stesura dell'opera allora l'artista non perde forse i diritti su quell'opera? Voglio dire, non viene meno la sua abilità nel costruire qualcosa?
Io penso di no. Non lo credo. Il discorso è complesso perchè si tratta di sondare l'inconscio. Io chiamo questo genere di cosa "Reverse Creativity" in omaggio al "Reverse Engineering" ovverosia il riuscire a manipolare e analizzare un software a partire dal codice macchina finale senza bisogno delle sorgenti. Creatività a inversione. Concetto affascinante a parer mio.
Pubblicato da
Guido
a
19:01
0
commenti
lunedì 23 gennaio 2006
Grasso da bruciare (sull'altare delle vanità)
Pubblicato da
Guido
a
16:06
0
commenti
domenica 22 gennaio 2006
Good Morning Sunshine
Pubblicato da
Guido
a
04:06
0
commenti