martedì 24 gennaio 2006

Turisti, Viandanti e il concetto della Reverse Cretivity

Con questo intervento ho intenzione di fare una cosa che qualsiasi artista non dovrebbe mai fare.
Svelare che cosa c'è dietro una sua opera, divulgarne apertamente il messaggio, denudarla insomma.
Un certo alone di mistero è importante per un opera d'arte. Il suo messaggio dovrebbe valere la pena di essere decriptato; spesso più è l'impegno richiesto, maggiore è la soddisfazione che se ne ricava. Un regista famoso a proposito di un suo film disse: "Se avessi voluto mandare semplicemente un messaggio, avrei spedito un telegramma". Voleva dire che in un film non è importante solo il messagio. Trama, sceneggiatura, scenografia, fotografia hanno il dovere di rendere il messaggio valevole di essere recepito, mai noioso. E' ovvio che non sempre è cosi e anzi in molti casi è proprio l'immediatezza la forza più efficace di un opera. Nella fotografia di reportage lo è quasi sempre. Mi vengono in mente alcune famose immagini scattate in zone di guerra. Il viso in lacrime di un bambino è un banale esempio di come un immagine possa colpirti con forza al primo sguardo, raccontandoti molto senza lo sforzo (o il piacere?) dell'elucubrazione.
Per quanto mi riguarda ogni volta che scrivo una poesia non penso mai alla necessità che essa sia immediatamente comprensibile a un lettore. Perchè non ho in mente alcun eventuale lettore quando la scrivo. La scrivo perchè vien fuori da se. E' un parto, un processo che si potrebbe definire "Auto-maieutico". Ma su questo aspetto tornerò più tardi.
L'immagine di cui volevo parlare è "Tourists and Wayfarer". Ovverosia "Turisti e Viandante".

L'ho scattata in una brutta giornata di Novembre al Parco. Ero alla ricerca di qualche bella immagine quando mi imbattei in una mostra di opere d'arte a cielo aperto. Onestamente, e per quanto valga la mia opinione, quella serie di sculture era di una bruttezza davvero eccezionale, tutte, nessuna esclusa. Allora mi sono messo in testa di provare attraverso la fotografia a catturare delle immagini che riuscissero nell'impresa di farle sembrare belle. Alcune di queste foto sono finite nel portfolio "Il parco e la neve" e forse qualcuno potrà dirmi se ci sono riuscito. La giornata era uggiosa, non potendo quindi contare su dei bei colori ho optato per il bianco e nero. Ho calcato molto sul clipping (in pratica l'eliminazione dei mezzi toni) perchè mi sembrava desse un effetto 'trascendente' all'immagine, un frammento cristallizzato di un altro tempo caduto in questo tempo e in questo luogo.

Come dicevo si intitola "Turisti e Viandante".

I turisti sono le statue. Il Viandante è il tizio in bici. Sia l'uno che gli altri hanno le ruote. Ma i turisti sono tutti uguali e guardano tutti nella stessa direzione. Davanti a se. Il Viandante è fuori dallo schema e guarda da un altra parte. Vede davvero il paesaggio. Ed è l'unico che in ultima analisi sembra avanzare per davvero, muoversi. C'è questo dietro. Questa piccola critica al modo di viaggiare imperante al giorno d'oggi. Dove tutti muovendosi in formazione guardano quello che gli vien detto di vedere. E' singolare come messaggio a ben pensarci, per una foto scattata al parco, d'inverno, con l'intento di far sembrare belle delle brutte sculture. Ma la cosa più singolare è che quando l'ho scattata non lo sapevo..non conoscevo il messaggio che c'era dietro. L'ho scoperto quando cercavo di dargli un titolo. Si insomma, anch'io che ne sono l'autore ho dovuto decriptare il messaggio come fossi uno spettatore. Con le poesie che scrivo, spesso, è la stessa cosa, prima le scrivo..in certi casi, come avrei detto in un tempo lontano, le vomito sul foglio. Dopo, solo dopo, mi accorgo di cosa volevo dire, cosa mi stavo dicendo. Ma se il messaggio viene dopo la stesura dell'opera allora l'artista non perde forse i diritti su quell'opera? Voglio dire, non viene meno la sua abilità nel costruire qualcosa?

Io penso di no. Non lo credo. Il discorso è complesso perchè si tratta di sondare l'inconscio. Io chiamo questo genere di cosa "Reverse Creativity" in omaggio al "Reverse Engineering" ovverosia il riuscire a manipolare e analizzare un software a partire dal codice macchina finale senza bisogno delle sorgenti. Creatività a inversione. Concetto affascinante a parer mio.

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