venerdì 3 febbraio 2006

Il Lupo, la Strega, Dante Alighieri e Sigmund Freud

 
Sento il bisogno di parlare ancora del racconto che ho pubblicato ieri.
Come un lupo da una strega.
E' un racconto che per me ha una grandissima importanza, legato com'è a un momento particolare e a una persona particolare. Contiene in se molto più di quello che si potrebbe desumere da una lettura veloce. Molto di ciò rimarra mio, forse altrettanto rimarrà di quella persona, qualcosa oggi vedrà la luce.
"I miei venticinque lettori" potrebbero forse pensare che bisogna avere un alto concetto di se per scrivere un racconto, pubblicarlo e infine farne da soli addirittura una guida alla lettura (guida ovviamente interamente in ottica positiva).
Beh, in effetti è senz'altro così.

L'ho scritto un paio di anni fa in uno stato quasi onirico e di getto come quasi mai mi è capitato. Il ritmo è veloce è convulso come la corsa di un lupo nel bosco, nel momento stesso in cui portavo le parole da dentro di me a fuori di me, io ero davvero quel lupo e spero di essere riuscito a dare la sensazione della sua corsa cieca e disperata. Il mio sistema abituale di pause e cesure, di 'a capo' e interpunzioni, figlio credo della mia abitudine alla contemplazione delle piante e del lento crescere degli alberi in questo caso non viene rispettato. Per quanto continui a considerare questa storia facente parte della mia "Trilogia degli Alberi" (rappresentando questo racconto il noce, insieme a 'Le Foglie', il faggio, e 'Un uomo di legno e pietra", il larice) forse potremmo dire che in questo caso per una volta ho scritto invece che un racconto "vegetale", un racconto "Animale". Sono una persona contemplativa ma ho anche un'anima passionale che, a quanto pare, ogni tanto deve sfogarsi. L'argomento è proprio la "Passione". O meglio "Eros e Thanatos". Amore e morte. 

La passione è forse quell’esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere l’ISTINTO DI VITA ( EROS) e l’ISTINTO DI MORTE (THANATOS ) in una possibile, anche se difficile convivenza.
Come testimoni di simile esperienza mi vengono in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come doveva essere quella di Dante. I due amanti, collocati nel cerchio dei lussuriosi, vagano per l’eternità tra la bufera infernale che li travolge e , per l’eternità, tra le parole più belle che mai siano state scritte sull’amore:

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona”

La passione è tutta in questa rara tolleranza di dolore e oceanica necessità. Nella impossibilità di rinunciare all'amore e a dare amore una volta amati. Nonostante il nefasto destino a cui ciò può prtare che viene chiarito nel verso successivo:

"Amor condusse noi ad una morte,"

 Ecco le nefaste conseguenze di cui sopra: il gemellaggio ante litteram di Eros e Thanatos. L'apertura verso il romanticismo e la psicanalisi.  Verso Sigmund Freud.

Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.

Tutto questo è Amore e Morte. Eros e Thanatos.

Due concetti che sembrano lontani e antitetici ma come si vede, in realtà indissolubilmente legati.

Quando scrissi il racconto, è ovvio, non avevo in mente ne Dante ne Freud, ne tantomeno un originale paragone tra il Dolce Stil Novo e la Psicanalisi. Niente di più lontano. Ero semplicemente spinto da una pulsione incontrollabile alla scrittura. Ma nell'inconscio di ogni uomo Eros e Thanatos sono in sempiterna lotta e forse "Come un lupo da una strega" ne è un frutto.

 Il fatto che sia un racconto senza finale è dovuto al fatto che questa lotta è, appunto, eterna. La passione vive proprio di, e in, questa lotta. Giungere a una risoluzione della lotta (sia a favore di Eros che di Thanatos) significa porre fine alla Passione. Meglio quindi cristallizare il tutto nel momento in cui raggiunge il climax.

Un finale in realtà lo scrissi, e lo vissi. ma resterà per me.

 

 

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