L'ho scritto un paio di anni fa in uno stato quasi onirico e di getto come quasi mai mi è capitato. Il ritmo è veloce è convulso come la corsa di un lupo nel bosco, nel momento stesso in cui portavo le parole da dentro di me a fuori di me, io ero davvero quel lupo e spero di essere riuscito a dare la sensazione della sua corsa cieca e disperata. Il mio sistema abituale di pause e cesure, di 'a capo' e interpunzioni, figlio credo della mia abitudine alla contemplazione delle piante e del lento crescere degli alberi in questo caso non viene rispettato. Per quanto continui a considerare questa storia facente parte della mia "Trilogia degli Alberi" (rappresentando questo racconto il noce, insieme a 'Le Foglie', il faggio, e 'Un uomo di legno e pietra", il larice) forse potremmo dire che in questo caso per una volta ho scritto invece che un racconto "vegetale", un racconto "Animale". Sono una persona contemplativa ma ho anche un'anima passionale che, a quanto pare, ogni tanto deve sfogarsi. L'argomento è proprio la "Passione". O meglio "Eros e Thanatos". Amore e morte.
La passione è forse quell’esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere l’ISTINTO DI VITA ( EROS) e l’ISTINTO DI MORTE (THANATOS ) in una possibile, anche se difficile convivenza.
Come testimoni di simile esperienza mi vengono in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come doveva essere quella di Dante. I due amanti, collocati nel cerchio dei lussuriosi, vagano per l’eternità tra la bufera infernale che li travolge e , per l’eternità, tra le parole più belle che mai siano state scritte sull’amore:
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona”
La passione è tutta in questa rara tolleranza di dolore e oceanica necessità. Nella impossibilità di rinunciare all'amore e a dare amore una volta amati. Nonostante il nefasto destino a cui ciò può prtare che viene chiarito nel verso successivo:
"Amor condusse noi ad una morte,"
Ecco le nefaste conseguenze di cui sopra: il gemellaggio ante litteram di Eros e Thanatos. L'apertura verso il romanticismo e la psicanalisi. Verso Sigmund Freud.
Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.
Tutto questo è Amore e Morte. Eros e Thanatos.
Due concetti che sembrano lontani e antitetici ma come si vede, in realtà indissolubilmente legati.
Quando scrissi il racconto, è ovvio, non avevo in mente ne Dante ne Freud, ne tantomeno un originale paragone tra il Dolce Stil Novo e la Psicanalisi. Niente di più lontano. Ero semplicemente spinto da una pulsione incontrollabile alla scrittura. Ma nell'inconscio di ogni uomo Eros e Thanatos sono in sempiterna lotta e forse "Come un lupo da una strega" ne è un frutto.
Il fatto che sia un racconto senza finale è dovuto al fatto che questa lotta è, appunto, eterna. La passione vive proprio di, e in, questa lotta. Giungere a una risoluzione della lotta (sia a favore di Eros che di Thanatos) significa porre fine alla Passione. Meglio quindi cristallizare il tutto nel momento in cui raggiunge il climax.
Un finale in realtà lo scrissi, e lo vissi. ma resterà per me.
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