mercoledì 15 marzo 2006

Lo Scrittore, la solitudine, Barbara e la purezza

 

"Lo scorso mese di ottobre, in occasione delle iniziative che celebrano il duecentesimo compleanno del Parco di Monza, la Rottapharm ha donato alla città brianzola la maxi installazione “Lo scrittore” di Giancarlo Neri. La gigantesca opera composta da una sedia alta 10 metri e da un tavolo alto 7,50 e largo 11 metri, in legno e acciaio per un peso totale di oltre 4 tonnellate, è stata posta permanentemente nel cuore del parco stesso."

"Un significato profondo lega Lo Scrittore alle ubicazioni scelte. L’opera, come spiega lo stesso Neri, “celebra la solitudine dello scrittore”, simboleggiando il processo creativo della scrittura, che “obbliga” ad un isolamento totale dal mondo esterno. Lo scrittore, estraniandosi dalla realtà che lo circonda, rimane solo, al tavolo su cui lavora. Collocando Lo Scrittore negli spazi aperti dei parchi cittadini, si superano i confini tra mondo esterno e interiore, tra luoghi aperti e chiusi. L’opera annulla i limiti imposti dagli spazi espositivi, e si inserisce armoniosamente in luoghi di frequentazione quotidiana, instaurando un legame profondo con la natura circostante."

"Chi scrive è sempre solo. Solo con la sua scrittura, i suoi pensieri, la sua esperienza, i suoi ricordi, le sue speranze. La speranza di essere letto, che qualcuno ti giudichi, ti comprenda, ti aiuti a capire cosa vuoi dire con la tua scrittura. Un circolo di volta in volta virtuoso, vizioso, perverso, entusiasmante, intrigante, misterioso, che ti prende alla gola, col foglio bianco sulla scrivania, davanti alla tastiera, senti le dita elettrizzate che vogliono comunicare quello che pensi, quello che vuoi dire, ma che forse nemmeno tu sai come, per pretendere poi di farlo capire a chi ti leggerà, se mai qualcuno scorrerà le tue parole. Eppure tu continui a scrivere. E sei solo, a quel tavolo. Ora lo puoi trovare là, nel parco, al sole o tra la nebbia, di notte o di giorno. E' lui: lo scrittore. La sedia di fronte al tavolo gigantesco. Non lo vedi, ma avverti la sua presenza. Forse sei proprio tu che siedi su quella sedia. Tu che scrivi. Tu che ti leggi. Nel parco, a Monza."

cito da un articolo di Galloway leggibile per intero qui: 

http://guide.supereva.com/bibliofilia/interventi/2005/11/232581.shtml

 

"Lo scrittore è una riflessione sulla natura silenziosa e solitaria del processo creativo dello scrivere, la celebrazione della vittoria dell’immaginazione sull’isolamento dal mondo esterno al quale gli scrittori devono sottoporsi per raccontarlo. Il tavolo e la sedia, con le loro dimensioni abnormi  e la loro collocazione in spazi aperti, diventano i simboli della condizione dello scrittore, gli strumenti della sua vittoria ma anche della sua condanna."

"Dopo due anni di permanenza a Villa Ada a Roma, l’opera è giunta nel luogo per il quale era stata inizialmente concepita, Hampstead Heath, il parco degli scrittori a Londra. Terminata la permanenza in Inghilterra, a Parliament Hill Fields, Lo Scrittore tornerà in Italia, per trovare definitiva collocazione nel Parco di Monza. In occasione del Bicentenario della nascita del Parco l’opera verrà infatti donata alla Città di Monza da Rottapharm, gruppo farmaceutico multinazionale, con sede proprio a Monza."

cito dal comunicato stampa ufficiale dal comune di Monza:

http://www.monzacity.it/eventi/dettaglio.php?id=536

 

 

Mi sono imbattuto nella gigantesca opera di Grancarlo Neri per caso. Con Barbara stavo camminando per i sentieri del Parco, come in questi giorni mi capita con frequenza più che quotidiana. Nel vedere dei segnali di vernice gialla sull'asfalto, che recavano un laconico "lo scrittore" e niente più, colti dalla curiosità, abbiamo cominciato a seguirli. Non aspettandoci nulla di simile, quando ci siamo trovati di fronte un tavolo e una sedia di dimensioni ciclopiche, siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. L'effetto di quest'opera è davvero straordinario, e lo è stato ancora di più data la sorpresa di trovare un elemento nuovo in uno spazio da lungo tempo conosciuto e amato.

Come sempre mi accade la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di realizzare qualche fotografia. A disposizione un opera d'arte straordinaria, nel senso più letterale del termine, la macchina cattura-immagini sempre con me, e con me anche una straordinaria modella: Barbara. Il fotoritocco ha fatto il resto. Non è la prima volta che creo un immagine di questo genere con una stessa persona ripetuta più volte all'interno della stessa location. E' una cosa che trovo divertente e ha in se la possibilità di creare infinite verianti e di trasmettere differenti messaggi. In questo caso mi piace particolarmente perchè la foto ritrae un opera d'arte che già di per se ha molto da raccontare; nell'arte concettuale, è chiaro, ognuno ci legge quello che vuole, ma quello che ho letto io nel 'Lo scrittore' si sposa in maniera perfetta e sinergica con quello che volevo comunicare con la mia immagine, pur essendo in effetti gli argomenti differenti.

Barbara è una persona rara. Basterebbe solo questo a farmela amare. Ma uno dei suoi aspetti migliori è il fatto che ha conservato dentro di se la bambina che è stata e che dunque, molto spesso, ancora è. Non sto parlando di semplici atteggiamenti infantili, sto dicendo che lei riesce a essere a 28 anni suonati la stessa identica bambina che era venti anni prima. Non una donna che si comporta da bambina ma una bambina punto e basta. Questa è una dote meravigliosa. Solo le persone più pure ce l'hanno perchè bisogna avere l'ingenuità del bene totale, quella di Samwise Gamgee del Signore degli Anelli per intenderci (che non a caso è l'unico portatore dell'Anello che non ne venga soggiogato ed il vero salvatore della Terra di Mezzo), per riuscire a conservare in se, intatto, il proprio io bambino nonostante tutti i colpi che deve subire nel mentre del crescere e dell'aprire occhi adulti sul mondo. Bisogna essere in grado di abiurare il male, non semplicemente l'ignorarlo di chi non lo ha incontrato, ma il ripudiarlo di chi ci ha già sbattuto la faccia. Questa è Barbara.

Una persona che è in grado di giocare alla pari con una bambina di otto anni al punto che sarà proprio questa bambina a considerarla una compagna di giochi sua pari e non un'adulta che si presta a farla giocare. Due occhioni che guardano ingenui e curiosissimi il mondo e la natura che per lei sono un infinita cornucopia di meraviglie. Capace di slanci entusiastici a dir poco contagiosi e di una voglia di giocare insopprimibile.

Quello che avrebbe fatto Barbara, e che in parte per quanto possibile ha fatto, di fronte a un opera d'arte costituita da una sedia e un tavolo gargantueschi sarebbe stato arrampicarsi, fare capriole, sdraiarsi e guardarsi in giro sorridente, saltellare di qua e di la, fare capolino tra le gambe del tavolo, giocare a nascondino, sdraiarsi per guardare il sole e il cielo, fare nuovamente capriole e di nuovo saltellare in ogni dove.

Questa immagine dunque racconta molto di quello che è Babi o per lo meno uno dei lati della sua personalità.

 

 

Per vedere meglio la foto "Lo scrittore e 13 Babi" cliccate il link qui sotto:

http://www.webalice.it/edmtromb/immagini/Lo%20Scrittore%20e%2013%20Babiweb.jpg

 

mercoledì 8 marzo 2006

Piccoli fuochi

Un'altra passeggiata nel parco,

un altro incontro inaspettato,

un altro segno della primavera che avanza:

Una distesa di crochi selvatici

come piccoli fuochi artificiali esplodano dalla terra

regalando colore a chi, come me, li osserva

e il primo nettare agli insetti ronzanti.

clicca le thumbnail!:

lunedì 6 marzo 2006

Qualcosa nell'aria

 
"Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua, lo sento nella terra, lo avverto nell'aria. Molto di ciò che era si è perduto, perchè ora non vive nessuno che lo ricorda"
 
Con queste parole pronunciate dalla Regina degli Elfi Galadriel si apre il prologo al primo film della trilogia de Il Signore degli Anelli. Sebbene Galadriel facesse riferimento a cambiamenti ben più radicali e significativi, queste parole mi sono venute in mente spesso, mentre osservavo la natura che cambia e mi illanguidivo in lunghe riflessioni su come lei, la natura, sembra non avere memoria delle stagioni che passano (tranne gli alberi che tutto annotano nei loro libri di legno) ma semplicemente muta, in un ciclo infinito ed immemore.
La primavera tradizionale comincia il 21 di Marzo giorno dell' Equinozio ma quella metereologica comincia il primo dello stesso mese. E quindi ci siamo. Ma per chi ha i sensi allenati a coglierlo, il cambiamento è percepibile già da molto tempo. Le gemme si gonfiano, in qualche caso precoce già si aprono, i primi insetti volteggiano di qua e di la con andatura, a dire il vero, piuttosto ubriaca. Ma soprattutto è qualcosa nell'aria che è cambiato e dall'aria lo si può percepire. Ha ragione Galadriel. In fondo gli elfi la sanno davvero lunga.
Mi ricordo che i primi sentori che qualcosa di nuovo, una musica, un calore,una gioia viaggiava nell'aria, li ebbi già l'undici di Gennaio e fui felice della coincidenza che mi portava queste impalpabili ma allegre novità il giorno del mio compleanno.
Può sembrarvi ridicolo lo so, ma vi giuro le piante si stiracchiano e ridono di gioia in questi giorni. Se non le sentite è perchè non sapete ascoltarle. Ma c'è qualcuno che come me ha udito il richiamo.
Ieri sono andato a fare una lunga passeggiata al parco, con l'intenzione di incontrare i grandi alberi secolari che vi vivono. Ma la vera sorpresa è stato trovare tantissimi scoiattoli che saltellavano tra gli alberi. Sulle orecchie avevano ancora i lunghi pennacchi che contraddistinguono il loro manto invernale. Ma la fame era quella che dopo il lungo riposo li spinge a essere così coraggiosi e a correre attivissimi alla ricerca di nutrimento.
Mi hanno permesso di fotografarli, qualcuno curioso quanto me dell'incontro, qualcuno un po stizzito perchè non voleva essere distratto dal suo laborioso viavai. Eccoli qui:
 
 

venerdì 3 marzo 2006

180° sotto zero

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che sono venuti all'inaugurazione della mostra. Questa resterà aperta al pubblico fino al giorno 25 marzo. Per chi proprio non potesse venire qui sotto potete, cliccando sulle thumbnail, vedere le didascalie che sono state appese sotto ai panorami e che contengono esse stesse una riproduzione in piccolo del panorama. Nell'album fotografico ho aggiunto una galleria dove si possono vedere i 14 panorami. Il consiglio è, piuttosto che vederli nel visualizzatore qui accanto andate sulla pagina 'FOTO' dove si possono vedere un po' più grandi (sempre troppo poco ahimè per un panorama).

giovedì 2 marzo 2006

Considerazioni attorno alla fotografia panoramica (piccola guida introduttiva alla mostra)

 

La fotografia naturalistica e in particolare quella di montagna è stata, nell'ampio mondo dell'immagine, il mio primo amore. Portare con me la macchina fotografica durante le escursioni tra cime, valli e boschi è come unire il dilettevole al dilettevole. Da sempre niente mi gratifica e mi regala sensazioni catartiche come l'andar per monti; Fotografare mi permette di portare a casa un pezzo di quei momenti, un frammento di quelle sensazioni senza in effetti depredare la natura delle sue ricchezze. E' come andare a caccia ma senza fare male nessuno o andare per funghi lasciando tutto al proprio posto. Il fotografo naturalista ha il singolare privilegio di passare in un luogo, arrichirsene e lasciare il luogo come l'ha trovato, in alcun modo depauperato.
 
La fotografia in montagna racchiude in se tantissimi aspetti; dalla macrofotografia di un fiore o di un insetto alla fotografia di appostamento agli animali. Naturalmente, tuttavia, la prima necessità che sente il fotografo in montagna è quella di catturare i grandiosi paesaggi che si possono scorgere solo in questi luoghi; Il susseguirsi incessante di vette e creste, pinnacoli di roccia e piramidi innevate che si può scorgere dalla cima di una montagna elevata; Lo snodarsi di un sentiero per una verde valle punteggiata di alberi e di baite. Queste e migliaia di altre situazioni.
 
Il problema qual'è? Il problema è che in quasi nessun caso si riesce a trasportare l'ampio respiro di un paesaggio dentro gli angusti confini di una fotografia senza bloccarne appunto il "respiro". Un fotogramma taglia senza appello il mondo che va al di la dei suoi confini. Lo cancella dalla realtà che si crea nella mente di chi lo guarda. Ovviamente ci sono fotogrammi e fotogrammi, il 3:2 è migliore del 4:3 e ancora meglio è il 16:9. Ma anche il più rettangolare dei formati, come l'antico, appunto, "panoramico" di alcune macchine a pellicola, risulta comunque troppo angusto, a mio modo di vedere per molti paesaggi. Perchè il bello di un paesaggio in montagna è proprio che i confini sono sfuggenti e la vista spazia in ogni dove giovandosi proprio di questa mancanza di limiti, abituati come siamo, noi creature cittadine, a non conoscere più cosa sia l'orizzonte. Il nostro sguardo incastrato tra palazzi e cemento, l'immensità del cielo relegata a poche feritoie lasciate libere dalla crescita verticale della nostra giungla urbana.
 
Non basta avere quindi un grandangolo spintissimo ai limiti del Fish-Eye e nemmeno il più allungato dei formati fotografici, ci vuole un altra soluzione. Ai tempi della pellicola sono state inventate delle macchine fotografiche apposite che giravano in automatico su un cavaletto mentra in sincro la pellicola girava all'interno del suo alloggiamento. Il risultato era perfetto ma il metodo era scomodo e costoso. Anche in questo campo però l'avvento del digitale ha causato una rivoluzione. Adesso tramite l'utilizzo di numerosi software (io ne uso una decina) si possono unire singole fotografie digitali in un unico panorama esattamente delle dimensioni che più ci aggradano. Ottenere un risultato perfetto non è sempre facile perchè esistono problemi di parallasse, di esposizione e via dicendo, ma, finalmente, i paesaggi riacquistano il loro "Ampio respiro" e guardare la realtà che ti si "srotola" di fronte per quanto bidimensionale sia, regala all'osservatore la stessa visione che aveva il fotografo (o per lo meno ci si avvicina come non mai).
 
Le fasi da affrontare una volta che tornati a casa dall'escursione ci si appresta a cominciare la postproduzione si definiscono: Aligning, Equalizing, Overlapping, Warping,  Blending, Stitching e infine Rendering. Un processo che a seconda del software può essere più o meno automatizzato. Alcuni programmi sono veloci anltri lenti, qualcuno estremamente facile, qualcunaltro oltremodo complesso. Nessuno però è perfetto e la soluzione migliore rimane quella di integrarne più di uno, a seconda del panorama che si vuole ottenere, sfruttando i lati positivi di ogniuno di essi. La sostanza è quindi che "panoramizzare" in maniera professionale resta un processo in qualche modo manuale (e ne regala la soddisfazione) e il computer per quanto sia indispensabile è solo un utile strumento nelle mani della creatività del fotografo.
 
In certi casi, per esempio quando mi trovo in vetta a una montagna e magari non ho molto tempo per restarvi non faccio altrò che scattare fotografie in ogni direzione, solo in un secondo tempo quando sarò a casa, unendole, sceglierò le inquadrature, l'angolo di visuale, il soggetto del panorama. Il fotografo di panorami ha quindi, in qualche modo, l'unica esigenza, una volta che si trova in un luogo meritevole, di "mappare" fotograficamente la zona. L'aspetto creativo verrà in un secondo momento, quando comodamente davanti al computer sceglierà che cosa della zona fotografata entrerà nei famosi "confini del fotogramma" e cosa no.
 
La libertà d'azione è massima. Nulla vieta per esempio di comporre un 360° completo. In genere lo faccio sempre dalla vetta delle montagne, il luogo che più di ogni altro permette allo sguardo di spaziare appunto per tutti i trecentosessanta gradi. Non sono però un amante dei panorami troppo lunghi. Certo hanno un valore descrittivo, "didascalico" potremmo dire, nel senso che ti permettono di vedere tutto ciò che potreste vedere se realmente foste li; si tratta veramente di trasferire l'intera visuale di un luogo in un unica immagine. Dal punto di vista artistico però in un panorama così lungo viene a mancare un aspetto fondamentale della creatività del fotografo e dell' "appeal" di una immagine fotografica, ovverosia l'inquadratura. L'abilità di un fotografo sta in gran parte in quello; nel trovare l'inquadratura che rende il soggetto maggiormente interessante per l'osservatore, distribuendo i "pesi" all'interno dell'imagine in maniera corretta. In un 360 gradi l'abilita di distribuire in maniera piacevole i soggetti all'interno dell'inquadratura viene meno perchè nell'inquadratura è compreso 'tutto' e di conseguenza viene meno anche il piacere che si ha osservando un immagine con un equlibrio azzeccato e un taglio originale. Trovare la lunghezza giusta di un panorama è quindi una questione di equilibrio dell'inquadratura tra la necessità di abolire i confini troppo angusti del Frame per avere l'impressione grandiosa di un paesaggio e nel contempo la necessità opposta di conservare il più possibile l'esistenza di un "taglio" che giustifichi un approccio artistico all'immagine che vada quindi al di la della semplice raffigurazione di luoghi. I Panorami della mostra hanno angoli di visuale compresi tra i 72 e i 300 gradi.
 
Non bisogna poi dimenticare che la "Panoramizzazione" o più in generale la possibilità di unire via software una serie di scatti digitali è soltanto un mezzo a disposizone della creatività e il panorama orizzontale di un paesaggio è solo il più ovvio dei possibili utilizzi. Niente vieta per esempio di creare un panorama verticale, magari per fotografare un gigantesco albero troppo grande per stare in una foto o perchè no fare un "pano-macro" unendo una serie di fotografie ravvicinate che permettono, per esempio, di mappare in un unica lunghissima immagine la fila indiana di migliaia di piccole formiche che indaffarate percorrono la strada tra il formicaio e una fonte di cibo. Questi sono solo esempi, tra l'altro sempre all'interno della fotografia naturalistica, di utilizzare lo "Stitching", come gli inglesi chiamano questa tecnica, in una maniera un po diversa. Ma le applicazioni possibili sono infinite. Questa mostra vuole essere solo un approccio al mondo delle immagini panoramiche e quindi, a parte un paio di stitching verticali, presenta solo panorami paesaggistici "classici". Potrebbe essere divertente in un secondo momento realizzare una mostra che metta in luce approcci più originali ed artistici a questa tecnica.

Mettersi in Mostra

 
Dal 22 Febbraio al 25 Marzo, presso lo spazio mostre della libreria "Libri di vetta" in via Stradella 1 a Milano si terrà "180° Sotto Zero - Immagini Panoramiche In Alta Quota", una mostra di panorami frutto del girovagare trai monti, mio e dell'amico Stefano. Il titolo infatti non fa ovviamente riferimento a una temperatura reale ma 180 sono i gradi dell'angolo di visuale di un panorama "tipo", mentre 'Sotto Zero' fa riferimento al fatto che sono stati scattati in alta quota.
 
Siete tutti invitati ad andarla a visitare.