mercoledì 8 febbraio 2006
Il Tapis Roulant
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Guido
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venerdì 3 febbraio 2006
Il Lupo, la Strega, Dante Alighieri e Sigmund Freud
L'ho scritto un paio di anni fa in uno stato quasi onirico e di getto come quasi mai mi è capitato. Il ritmo è veloce è convulso come la corsa di un lupo nel bosco, nel momento stesso in cui portavo le parole da dentro di me a fuori di me, io ero davvero quel lupo e spero di essere riuscito a dare la sensazione della sua corsa cieca e disperata. Il mio sistema abituale di pause e cesure, di 'a capo' e interpunzioni, figlio credo della mia abitudine alla contemplazione delle piante e del lento crescere degli alberi in questo caso non viene rispettato. Per quanto continui a considerare questa storia facente parte della mia "Trilogia degli Alberi" (rappresentando questo racconto il noce, insieme a 'Le Foglie', il faggio, e 'Un uomo di legno e pietra", il larice) forse potremmo dire che in questo caso per una volta ho scritto invece che un racconto "vegetale", un racconto "Animale". Sono una persona contemplativa ma ho anche un'anima passionale che, a quanto pare, ogni tanto deve sfogarsi. L'argomento è proprio la "Passione". O meglio "Eros e Thanatos". Amore e morte.
La passione è forse quell’esperienza amorosa che più di tutte ospita nelle sue viscere l’ISTINTO DI VITA ( EROS) e l’ISTINTO DI MORTE (THANATOS ) in una possibile, anche se difficile convivenza.
Come testimoni di simile esperienza mi vengono in mente Paolo e Francesca, frutto di una mente decisamente passionale, come doveva essere quella di Dante. I due amanti, collocati nel cerchio dei lussuriosi, vagano per l’eternità tra la bufera infernale che li travolge e , per l’eternità, tra le parole più belle che mai siano state scritte sull’amore:
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona”
La passione è tutta in questa rara tolleranza di dolore e oceanica necessità. Nella impossibilità di rinunciare all'amore e a dare amore una volta amati. Nonostante il nefasto destino a cui ciò può prtare che viene chiarito nel verso successivo:
"Amor condusse noi ad una morte,"
Ecco le nefaste conseguenze di cui sopra: il gemellaggio ante litteram di Eros e Thanatos. L'apertura verso il romanticismo e la psicanalisi. Verso Sigmund Freud.
Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l'eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica.
Tutto questo è Amore e Morte. Eros e Thanatos.
Due concetti che sembrano lontani e antitetici ma come si vede, in realtà indissolubilmente legati.
Quando scrissi il racconto, è ovvio, non avevo in mente ne Dante ne Freud, ne tantomeno un originale paragone tra il Dolce Stil Novo e la Psicanalisi. Niente di più lontano. Ero semplicemente spinto da una pulsione incontrollabile alla scrittura. Ma nell'inconscio di ogni uomo Eros e Thanatos sono in sempiterna lotta e forse "Come un lupo da una strega" ne è un frutto.
Il fatto che sia un racconto senza finale è dovuto al fatto che questa lotta è, appunto, eterna. La passione vive proprio di, e in, questa lotta. Giungere a una risoluzione della lotta (sia a favore di Eros che di Thanatos) significa porre fine alla Passione. Meglio quindi cristallizare il tutto nel momento in cui raggiunge il climax.
Un finale in realtà lo scrissi, e lo vissi. ma resterà per me.
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Guido
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giovedì 2 febbraio 2006
Come un Lupo da una Strega
Cammino, cammino, ma di streghe neanche l'ombra (forse non hanno ombra?). Forse devo cercare un noce. Perchè so che le streghe sfuggivano al rogo trasformandosi in alberi di noce. e so anche che sotto le sue fronde si celebrava il rito pagano della pubertà e le streghe vi si radunavano per i loro Sabba. I Druidi facevano lo stesso con le vecchie e saggie querce ma le streghe no, loro preferivano i noci. E le betulle? si dice che non c'è niente che piaccia di più alle streghe che ballare nude, di notte, fra i tronchi, argentei alla luce della luna, di un bosco di betulle. Mentre i lupi guardandole ululano tutta la notte come in preda a qualche strana sciagura. Ma sono solo pazzi d'amore per quelle creature che ballano una musica che non si può sentire.
Come un lupo da una strega
Una storia di Eros e Thanatos
senza inizio e senza fine
...e a un tratto sono come loro, uno di loro, lupo tra i lupi, corro veloce saettando tra gli alberi, instancabile, irrefrenabile, corro, corro, corro, immagini frammentate dei miei compagni di branco che corrono attorno a me e nei polmoni arroventati dalla fatica il sapore metallico dell'aria gelida dell'inverno. Un richiamo sordo, violentemente e dolcemente insostenibile mi scoppia nel petto, mi divora il cuore e l'anima, e corro, corro più veloce degli altri, più veloce di tutti, più veloce di quanto potrei, attratto come una falena dalla fiamma di una candela, come un naufrago dai canti delle sirene, come un lupo da una strega.
Leghe e leghe scorrono infinite sotto le mie zampe, interi mondi fatti di boschi millenari e pianure sconfinate sfilano attorno a me senza che li degni di uno sguardo, perchè solo il richiamo ci importa e il tempo è breve. La notte sta scivolando via e con essa l'ora delle streghe e il tempo dei lupi. A un tratto mi accorgo di essere rimasto solo, gli ululati dei miei fratelli sono distanti, alle mie spalle. Forse sono il prescelto della strega? o forse sono io ad essermi ingannato e ad aver sbagliato direzione? La mente sembra scoppiarmi, il dubbio mi divora e la paura mi striscia gelida lungo la colonna vertebrale. Per un attimo due visioni mi attraversano simultanee la mente, nella prima una donna, vestita d'ampli veli mi carezza la pelliccia dietro le orecchie sussurandomi dolci parole, nell'altra la stessa donna, nuda tranne che per un orrenda maschera, mi strappa il cuore e lo divora. non ho il tempo di riflettere che girandomi la scorgo, non la donna della visione ma una strana collina: erta, avvolta da sottili frangie di nebbia, si eleva dal territorio circostante come il fecondo capezzolo della Grande Madre. I suoi pendii interamente ricoperti dalle betulle, tutte costituite da un numero dispari di tronchi distinti. Mi lancio verso la cima correndo pazzo e felice verso il mio destino qualunque esso sia. Salgo a grandi balzi fra i tronchi argentati verso una ampia radura che scorgo aprirsi sulla vetta. l'ho quasi raggiunta e mi accorgo che al centro di essa svetta l'impossibile mole di un noce millenario le cui fronde si allungano per decine e decine di metri in ogni direzione. Mi fermo all'inizio della radura. L'aria è gelida come la lama di un coltello e immota...eppure le foglie del noce si muovono all'unisono e sembrano sussurarmi parole che non comprendo....ho la vaga percezione di molte creature che hanno cominciato a ballare alle mie spalle. Ma il mio sguardo è calamitato da una volontà che non è la mia verso il tronco dell'albero e da li, su, verso la chioma, là nell'intrico di rami scorgo una luce ultraterrena che lentamente discende gettando sul prato le ombre degli enormi rami come colossali arabeschi . L'alba sta per arrivare, la luce del sole sta risalendo il versante opposto alla medesima velocità con cui poco prima ho risalito il pendio alle mie spalle. Non c'è più tempo devo decidermi. Mi lancio verso quella luce in un ultimo disperato, gigantesco balzo.... il tronco sembra aprirsi...i primi raggi di sole incendiano la chioma dell'albero.... i miei occhi cominciano a scorgere una forma nella luce.....e
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Guido
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mercoledì 1 febbraio 2006
INSONNIA (Il lampadario)
Stare di notte ad occhi sbarrati fissando il soffitto.
Su talmente tante cose può volare il pensiero nel corso di una notte
che ha bisogno di un trespolo dove fermarsi a riposare.
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Guido
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